Pillole di Bioenergetica 13/10/17

Non solo letame

Il dolore e la sofferenza ci pongono davanti ad un bivio… impongono una sosta… un ritornare a fare il punto della situazione, valutare, ascoltarsi… per poi scegliere quale percorso intraprendere.
C’è chi sostiene che meditare, fare bioenergetica, yoga ed altre attività che prevedono un prendersi cura di sé come ad esempio un percorso di counselling o di psicoterapia, non si prenderebbero nemmeno in considerazione se non fossero in qualche modo messe sul proprio sentiero… da un sentimento interiore di disagio e malessere… e dunque dall’intuizione che probabilmente si possa star meglio… migliorarsi, crescere, evolvere.

Certo… è anche possibile che, a fronte di molta sofferenza, si possa consapevolmente o meno, scivolare e scegliere di percorrere sentieri che ci anestetizzano, creando attorno a noi una bolla di ottundimento che a certi livelli può assolvere almeno in apparenza al compito di far percepire meno dolore e tristezza… ma sono spesso strade che ci distraggono dal nostro Vero sé, portandoci lontano da noi… e purtroppo a bene vedere, ci allontanano anche dalla possibilità di sperimentare la pienezza della gioia, riconoscere ed apprezzare la possibilità della felicità quando arriva a portata di mano. La vita accade e basta… è un collage di eventi connotati in tutte le sfumature di cui è capace, ed è possibile attraversarle trovando equilibri sempre nuovi, facendo sì che ciò produca un cambiamento funzionale al proprio benessere.

Ecco quindi che questi spiragli di crisi, che aprono faglie più o meno ampie nel vite di ciascuno, contemporaneamente possono offrire un’ottica privilegiata attraverso cui osservarsi ed apprendere a gestire e contenere eventi interiori, esterni o afferenti ad entrambi gli emisferi del dolore, ricorrendo a strumenti differenti, magari più affini alle possibilità che nel qui ed ora si hanno a disposizione.
Possiamo quindi gettare semi creativi in quelle spaccature del terreno che talvolta può apparirci instabile… ed aspettare con fiducia il tempo della fioritura. La crisi è concime per il fiorire del bello che risiede in ciascuno di noi… e contemporaneamente la prova del fatto che il letame, non è solo materiale di scarto…

STAY GROUNDED ❤ ❤

 

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Pillole di Bioenergetica 08/10/2017

Carissima me…

Stamane per alterne vicende, mi è capitato di imbattermi nei vecchi diari che tenevo nei tempi emotivamente densi e funesti, vivi, appassionati, altalenanti della mia adolescenza e per molti anni a seguire… . Mi sono profondamente commossa nel ritrovarmi nei dubbi, nelle riflessioni sui rapporti e la confusione che portavano in me… nelle lettere che mi rimandavano attraverso lo sguardo degli altri le qualità che al tempo non sapevo riconoscere in me stessa ed a cui non davo nemmeno frettolosamente il beneficio del dubbio. Le lacrime divertite sono inciampate nei bigliettini scherzosi di mio nonno, in lettere trafugate che raccontano di copioni antecedenti e poco successivi alla mia nascita ma che parlano comunque di imprinting, dell’intersecarsi di vite, affetti, di cuori che si aprono per fasi vedere appena un poco mentre noi ne eravamo testimoni forse al tempo inconsapevolmente privilegiati… perché il candore delle foto rubate, dei ricordi, delle riflessioni, dei collages emotivi dei primi innamoramenti e dell’interrogarsi su sé stessi attraverso l’altro è un processo ineluttabile di crescita, inestinguibile dell’animo umano che attraversa le membra e talvolta come un messaggio nella bottiglia… sanno raggiungerci attraverso gli anni e darci la chiave delle risposte che dovremmo dare a noi stessi ed agli altri, nel presente che stiamo vivendo nel qui ed ora…

Ecco perché sono profondamente grata a me stessa per aver implicitamente intuito il valore della mia storia ed averla protetta dalla condensa della memoria, perché in fondo è la storia di ciascuno di noi… sono felice di aver saputo custodire con cura queste emozioni fino ad oggi… perché sono mia radice e matrice… che, tra le righe dei tanti inchiostri talvolta hanno la forza di raddrizzare la rotta e portarmi nuovamente alla me stessa che so di poter essere… e che in realtà, forse già sono. ❤

STAY GROUNDED  STAY TRUE TO YOURSELF

LABORATORIO BIOENERGETICO:  “RISCOPRIRE I BISOGNI FONDAMENTALI”

Un ciclo di 5 Classi di Esercizi di Bioenergetica per risvegliare la propria energia, attraversando ed esplorando come i propri bisogni e i diritti fondamentali (di esistere, di avere bisogno, di essere autonomi, di imporsi e di amare) abitano il proprio corpo.

Un’occasione per incontrare la bioenergetica, gestire lo stress riscoprendo sé stessi e radicandosi pienamente nelle sensazioni del proprio corpo.

Le classi intendono infatti aumentare, attraverso esperienze corporee calibrate, la propria mobilità corporea e respiratoria, promuovendo un maggior contatto con sé stessi, le proprie emozioni ed una maggiore consapevolezza di sé. Alleviando infatti le proprie tensioni croniche, sarà possibile riappropriarsi di una piena vitalità ed del proprio benessere emotivo e psico-corporeo.

Le sessioni di lavoro si terranno presso L’Associazione Baraonda a Nettuno (Vicolo Cieco n°11 – prima traversa di V. Romana) a sabati alterni a partire dal 14 Ottobre al 02 Dicembre, dalle h18.00/19.30 [Tutte le date: 14 e 28 Ott,  11 e 18 Nov, 02 Dic].

Si consiglia un abbigliamento comodo, l’utilizzo di calzini e un tappetino da yoga (personale).

Le classi saranno condotte dalla Dr.ssa Monica Monteriù (Psicologa – Psicoterapeuta, Conduttrice Classi di Bioenergetica abilitata S.I.A.B. – Società Italiana di Analisi Bioenergetica).

Per gli allievi S.I.A.B. è prevista la certificazione delle ore di Classi di Esercizi Bioenergetici.

*** Previo contatto telefonico sarà possibile aderire all’iniziativa. Si ricorda infatti che il Laboratorio partirà solo al raggiungimento di un numero minimo di adesioni***

Per info ed iscrizioni: 338-6036151

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Pillole di Bioenergetica 23/09/2017

Quando scivoliamo via da noi…

Capita in taluni periodi della vita di prendere congedo da sé… un procedere strisciante scadenzato dall’agire, raramente interfacciato con sentire… un perdersi in bilico negli interstizi compresi tra un’incombenza ed un’altra, dove il ‘tendere verso’ si riduce solamente ad un distratto proiettarsi verso l’impegno successivo… senza mai esserci veramente, nell’impossibilità intrinseca di godere realmente del momento ‘presente’… come forse ci suggerisce la parola stessa… ossia, come un dono… ma piuttosto rimanendo incardinati in un futuro sempre frustrante, perché inafferrabile per definizione.

Ma poi, quasi casualmente… è anche possibile lasciar accadere il rallentare del respiro e d’intercettare il tesoro nascosto in una pausa di ritorno al proprio sentire, quasi inciampando accidentalmente in un silenzio in cui ascoltarsi, dove mettere in pausa l’inondazione mediatica, la brama compulsiva di contatto ‘messaggistico’ e restare a cullarsi nella propria capacità autoriflessiva, in cui darsi tempo per ossigenare curiosità, pensieri, il proprio mondo interiore e magari chiedersi “Dove sei stata tutto questo tempo? Bentornata!“. 🙂

La spasmodica ricerca di sollecitazioni tanto euforizzanti, quanto vane e vacue… può nasconde una profonda paura di sondare gli abissi della propria coscienza. Riempendo la voragine di truciolato emotivo… come se questa dispersione e l’illusione inconsapevole che le fa da contraltare… che rimanendo ad osservarsi dalla distanza,  sul bordo… a margine del fare contatto con le proprie sensazioni, si possano esorcizzare timori lontani ed incapsulati, talvolta sotto mentite spoglie o magari in incognito… può ammantare di oblio l’esperienza dell’esserci in maniera vitale… e dunque scivolando via da sé, si perde l’opportunità di prendersi cura della propria ‘anima incarnata’.

Darsi del tempo per ‘non fare’ convulsamente, ma semplicemente ‘stare con sé‘ può essere un’esperienza colma di pace e pienezza… in cui dare senso alla propria essenza. D’improvviso si fa silenzio e eccoci lì! Quando capitano simili epifanie, in cui si è tutt’uno con il proprio corpo e con il mondo che abbiamo attorno… lasciare che accada in noi,  creando spaziosità e fluendo ovunque… è l’unica regola da osservare.  ❤

STAY GROUNDED

 

 

Pillole di Bioenergetica 10/09/2017

L’esperienza di essere visti e compresi (sia in senso cognitivo, che tattile) al di là delle parole è una declinazione dell’intimità delicata, profonda e di quella rara bellezza… può essere in grado di commuovere e sciogliere fino all’ultima briciola delle scorie traumatiche, incistate nelle proprie fibre, nei tessuti, nelle giunture… di cui talvolta possiamo essere dimentichi o inconsapevoli. Quando la costellazione metacomunicativa, si allinea in tal senso… l’invito è proprio di accogliere l’emergere dei movimenti corporei impliciti e spontanei, disponendosi con l’animo come se potesse galleggiare a pelo d’acqua… seguendo l’andamento delle vibrazioni come il flusso di un torrente energetico che scorre nel nostro corpo. Ciò può consentire di rilasciare il trauma, allentandone la morsa che blocca la propria libera espressività e la vitalità accessibile al proprio organismo.

STAY GROUNDED ❤

 

Pillole di Bioenergetica 29/08/2017

Ci vuole coraggio per essere felici (… e Le Funambole lo sanno!)

“Da qualche parte, nel profondo di ciascuno di noi, c’è il bambino che era innocente e libero e che sapeva che il dono della vita era il dono della felicità” ∼ Alexander Lowen

La scelta di dare avvio alla Scuola Politica di BeFree “Per una politica della felicità”, (organizzata dall’Ass. Socio-culturale Le Funambole, di cui assieme ad altre 20 splendide donne, con orgoglio, faccio parte come socia fondatrice) con un Laboratorio di Bioenergetica intitolato “Felicità e Forza Vitale nel corpo in Bioenergetica” parte proprio dalla consapevolezza che si è reso oramai necessario rivolgere il proprio sguardo al buono che ci abita ed alla propria resilienza, per poterlo promuovere ed irradiare attorno a noi, per dare forza ad un cambiamento arricchito da tutte le potenzialità trasformative di cui siamo capaci.

Ciascuno di noi, sperimenta ed ha certezza della felicità di cui fa esperienza, attraverso il proprio corpo… luogo d’elezione in cui si incarnano e prendono vita costellazioni emotive che lo rendono ancor più evidente evidente ai propri sensi.

Chiunque possieda un corpo(!), è dunque in grado di poter intercettare ed apprezzare il piacere custodito in esso, sebbene alle volte però, possa risultare difficoltoso accedere a questa dimensione di benessere, tanto si è rimasti ingabbiati, consapevolmente o meno, dal retaggio culturale in cui si è immersi da sempre, sia esso percepito a livello sociale, che ad esempio familiare. Nel corpo questo senso di costrizione, che spesso limita l’ampiezza del nostro sguardo e della nostra vitalità, prende forma attraverso le tensioni, le contratture ed i blocchi muscolari che

In Bioenergetica la felicità passa attraverso la possibilità di accedere pienamente e liberamente al piacere di essere vivi, al di là dei giudizi e degli stereotipi che sinora hanno lasciato il segno del loro passaggio nel nostro corpo inibendone le sue potenzialità espressive. Simili tensioni muscolari croniche disturbano la salute emotiva abbassando l’energia di un individuo, limitandone la motilità e la possibilità di auto-espressione. Diventa necessario dunque alleggerire questa tensione cronica, se si vuole che la persona riacquisti piena vitalità e benessere emotivo.

Gli Esercizi di Bioenergetica inoltre, aumentando la propria consapevolezza corporea, consentono di entrare in contatto con le proprie tensioni e quindi di rilasciarle gradualmente tramite movimenti appropriati. Ogni muscolo contratto infatti, sta bloccando qualche movimento ed un emozione ad esso sottesi. Ogni stress difatti, produce uno stato di tensione corporeo ed emotivo che dovrebbe scomparire al cessare della situazione stressante; ciò però non può avvenire se permangono tensioni muscolari croniche sotto forma di atteggiamento corporeo o assetto muscolare inconsci, che andranno poi a determinare una diminuzione dell’energia disponibile per la persona attraverso una ridotta mobilità e una ridotta respirazione. L’origine di questa rigidità non è fisica ma emotiva.

Scegliere di essere felici in questa epoca dunque, è un atto creativo e rivoluzionario… iniziamo a sperimentare questa possibilità a partire da noi, per donare radici alla propria volontà di esserci, forza e direzionalità alla propria voglia di cambiamento, voce e corpo a ciò in cui si crede!

 

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Pillole di Bioenergetica 18/08/2017

Cecità selettiva, punto cieco  e l’importanza dell’altro da sé

Riflettevo oggi su quanto sia difficile mantenere la rotta della propria obiettività, quando l’oggetto delle proprie osservazioni riguarda la nostra persona. Mi poi sono trovata a considerare come per certi versi tale assetto coincida con ciò che anatomicamente concerne i nostri occhi, in quanto la retina di ciascuno di noi per sua conformazione, è caratterizzata dalla presenza di un “punto cieco” (macula cieca) in cui i recettori visivi di fatto sono assenti poiché in quel punto viene letteralmente interrotta dal confluire del nervo ottico. Ovviamente esistono meccanismi compensatori che ci impediscono di percepire dei buchi neri all’interno del nostro campo visivo e ciò è reso possibile attraverso l’intervento sia dell’occhio controlaterale che fornisce informazioni aggiuntive, sia grazie all’intervento del Sistema Nervoso Centrale che per sua natura è chiamato a dare senso alle informazioni in entrata per orientarci nel mondo e quindi con una buona approssimazione cercando di colmare questo gap; l’integrazione di entrambi i meccanismi ci pone a riparo dall’errata percezione del mondo e rende possibile un miglior adattamento ad esso, nonché in linea di massima, la nostra sopravvivenza.

E dunque cosa accade quando siamo tutti compresi ad arrovellarci sui dilemmi insoluti della nostra vita privata e personale? Molto spesso accade che si perda di ‘obiettività’, ossia che si perda la lucidità di messa a fuoco rispetto a quanto ci tocca così da vicino da renderlo appunto sfocato ed insondabile. Eppure siamo così sagaci ed intuitivi quando sotto al microscopio arrivano ad esempio, problematiche altrui… ma poi per quanto ci riguarda annaspiamo.

Mi sono sorpresa ancora una volta a riflettere su quanto lo sguardo altrui, possa essere proprio quello ‘sguardo controlaterale‘ che dalla giusta distanza riesca ad offrirci un punto di vista nuovo, da cui ripartire per osservare da prospettive ed angolature diverse i vissuti in cui talvolta siamo così assorbiti, da rischiare l’annegamento nell’autocommiserazione e nel perpetrarsi del cortocircuitare consueto da cui solo apparentemente sembra non essere visibile una via di fuga, perché di fatto, ricade nel nostro personalissimo ‘punto cieco’. Ciò accade infatti perché le esperienze che attraversiamo nel corso della crescita, modulano le lenti attraverso cui guardiamo agli eventi che ci accadono… vengono selezionati dei pattern che tendono ad essere schematizzati come ‘chiavi di lettura’ sufficientemente buone per leggere la vita che sperimentiamo… salvo poi a lungo andare diventare lenti troppo spesse, rigide od opache per dare ampia visione a tutte le sfumature presenti al nostro campo esperienziale, configurandosi in un certo senso come una sorta di ‘cecità selettiva’ che preclude a volte la possibilità di cambiare copione, stile relazionale, modus vivendi.

E’ dunque a questo punto che “l’altro da sé” diviene cruciale, sia esso lo sguardo di un’amica che ci vuol dare una scossa 😉 … il/la terapeuta da cui abbiamo intrapreso un percorso o chiunque possa porgere la sua visuale come se fossimo affacciati assieme su un belvedere a goderci il panorama… per dare respiro e visibilità a nuove strade percorribili oltre che all’insediarsi di mappature tutte da scoprire. L’altro rende possibile, colmare quel vuoto di informazione, risvegliare quella zona d’ombra silente e riempirla di un senso cui noi, da soli, non potevamo accedere così facilmente.

Talvolta, a dirla tutta, le nostre persone di riferimento… quelle a cui consentiamo di avvicinarsi tanto da permettergli di smussare le rigidità, falsamente rassicuranti, dei nostri pensieri parassiti… somigliano quasi più a delle protesi o possono temporaneamente svolgere funzione di ‘organi trapiantati’ 😀 se proprio in noi le resistenze o il limbo in cui siamo immersi ci rende difficile apprezzare ed afferrare in maniera stabile e continuativa alcuni sentimenti ostici o a noi perlopiù sconosciuti… assolvono il compito di farci da promemoria… ci mettono in contatto con le emozioni scomode (Ex: la rabbia che non percepiamo, l’amore cui potremmo aspirare, l’autostima che dimentichiamo di spolverare…) per poi una volta forniti gli strumenti, lasciarci il tempo per renderli nostri, metabolizzarli… senza che vi sia un ‘rigetto d’organo’ metaforico!

Ma in sintesi, scegliere di essere felici richiede impegno, determinazione e lavoro di squadra… lasciamoci la libertà di mettere in campo tutte le risorse di cui disponiamo e che siamo stati capaci di coltivare!

STAY GROUNDED ❤ CON TANTA GRATITUDINE.

 

 

 

 

 

 

Pillole di Bioenergetica 24/07/2017

Ansia, colpa e … sospensione riparativa in terapia

In questi giorni riflettevo su quanto complesso sia l’intrico dei percorsi trasformativi. Si ricorre ad una psicoterapia sostanzialmente perché non si è più in grado di trarre piacere dalla vita oppure perché si arriva al punto in cui il malessere percepito è tale, da rendere imprescindibile quello scatto di reni, attraverso lo sguardo altro di un professionista, per dare un giro di boa ed assestare la rotta sui propri bisogni… ristabilendo un rinnovato ordine delle cose.

Spesso si approda in seduta, sopraffatti da un senso di smarrimento, ansia, angoscia, panico… la paura di vivere a causa dello sgretolarsi del sistema di credenze che sinora può aver sorretto le proprie certezze o magari il vedere il proprio stato di malessere come pervasivo e totalizzante… ciò può lasciare letteralmente senza fiato, con lo sguardo perso nel non saper che risorse porre in essere… in che direzione guardare e forse soprattutto se quel presunto stato di benessere, tanto anelato realmente esista, sia possibile ed accessibile.

In questa fase in cui si sta sospesi sul ciglio del proprio respiro, con l’acqua alla gola… lo spazio psicoterapico diviene uno spazio di sospensione riparativa… come quando da piccoli al mare, mentre si faceva il bagno, si rivoltava il canotto per gioco e si rimaneva sospesi e protetti in uno luogo a metà strada tra il sogno e la realtà, tra il conscio e l’inconscio, in una dimensione di ludica attesa che dava ossigeno, pur lasciandoci in uno stato di sospensione liquida. Nel campo psicoterapico, in un certo senso, la relazione tra terapeuta e paziente può divenire quella bolla d’aria, in mezzo alla tempesta… una zona franca in cui porsi in quella sospensione riparativa, per il tempo necessario a riprendere fiato ed affrontare il mare aperto delle proprie emozioni e puntare dritti verso il faro del proprio Vero sé.

Certamente accedere alla possibilità di accogliere il piacere ed il benessere nella propria vita, non è un fatto banale… a mio avviso, risulta cruciale la curiosa intuizione nel paziente, che qualcosa di buono, oltre quel velo da squarciare potrebbe esserci davvero… e parimenti la fiducia del terapeuta nel paziente è altro elemento essenziale. Da queste trame inizia ad intessersi una rete neurale di fiducia nelle implicazioni del campo relazionale  stesso, che consentirà attraverso continue rimodulazioni, assestamenti perfettibili soprattutto di dribblare l’ansia, l’angoscia ed i sensi di colpa per un ‘bene’ desiderabile, ma che non osiamo afferrare e portare a noi.

Mi sono chiesta come mai, in molti degli scatti trasformativi che emergono nelle fasi propulsive del percorso terapeutico, affiorassero come redini tenute strette i sensi di colpa nei pazienti e ciò che credo sia il nucleo alla base è il contrasto e l’estenuante lotta implicita verso un pervasivo senso d’impotenza. Provo a chiarire il mio pensiero… ad esempio, quando si è piccoli e si è esposti a situazioni più o meno traumatiche, eclatanti o cumulative, reiterate o episodiche… la sensazione prevalente è che tutto sfugga al proprio controllo ed alla comprensione, in primis sfugge il senso stesso dell’evento traumatogeno. Si sperimenta dunque un senso di confusione e sopraffazione dal malessere. Unitamente a ciò, se l’esposizione a tali costellazioni traumatiche a livello evolutivo è molto precoce, si hanno altresì a disposizione scarse competenze cognitive per comprendere il contesto e la complessità di quanto stia accadendo (Ex: si pensi a bambini che assistono a liti furibonde in casa sin dalla più tenera età…). In questo magma, l’unica zavorra a cui aggrapparsi è un pensiero che, talvolta protomentale sebbene fondamentalmente disfunzionale, rimane comunque un appiglio nel caos… “Accade ciò per colpa mia, sono io il responsabile!” ristabilendo una sorta di equilibrio illusorio di onnipotente controllo di quanto ci accade attorno, poiché: ‘Se dipende da me… ne consegue idealmente che potrò porvi rimedio‘… se al contrario ciò che accade dipende dagli altri o da altro-fuori-da-sé, ‘Sono impotente ed immobilizzato‘ in un impasse che spezza il fiato e blocca l’agire… dunque assumendo su di sé le colpe di quanto subìto, in sintesi ci si colloca ad un immaginifico totipotente timone, come se tutto poi ci riguardasse e si avesse il reale potere di poter dirigere il traffico emotivo dell’universo relazionale che ci si muove attorno. Se ciò in età adulta… diviene un sistema collaudato e rigido cui attingere di frequente nella lettura del mondo, si potrà avere ad esempio (ma è solo un marginale esempio dei possibili assetti caratteriali) una spiccata tendenza a sobbarcarsi di molte responsabilità o situazioni estremante intricate, claustrofobiche al punto da rendere molto complesso accedere anche solo all’idea di lasciar andare e ripartire da sé, per una efficace autoregolazione e gestione della possibilità di entrare in contatto col piacere di esserci.

Il contesto terapeutico, nel tempo, attraverso una buona alleanza ed uno spazio non giudicante… radica nella realtà del corpo, nella responsabilità che si ha verso sé stessi… ossia quella di porre le basi del cambiamento a partire da sé stessi, abbandonando le zavorre illusorie delle aspettative dei cambiamenti che vorremmo poter vedere negli altri… ripartendo da quel sé troppo a lungo dimenticato. In terapia si permette al paziente di sperimentare una diversa qualità dello stare in relazione con sé stessi e con gli altri… accedendo alle proprie potenzialità trasformative e dunque a campi sempre più liberi da costrizioni e infingimenti, ma soprattutto liberi dalla morsa di quell’ansia intesa come ‘paura di avere paura’, senza la quale sembrava impossibile poter essere ciò che si è ed asserire con fermezza il proprio diritto di esistere al di là della paura.

STAY GROUNDED ❤

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Pillole di Bioenergetica 20/07/2017

Per aspera ad astra

Stamattina riflettevo sul ‘senso’ del termine DESIDERARE… a partire dalla sua meravigliosa e contemplativa etimologia (dal latino desiderare, der. di sidus -ĕris ‘stella’, col pref. de- ; in origine ‘interrogare le stelle’ – prima metà sec. XIII).

E dunque pensavo a come un tempo i naviganti traessero dall’osservazione delle stelle, dall’interrogare le stelle, appunto… la rotta da seguire verso una terra che ancora sconosciuta, ma verso cui si tende e ci si protende.

Analogamente ho pensato a come sia possibile fare caso a ciò che abita il nostro corpo, per cogliere il senso e la direzione da intraprendere… dove si discerne tra ciò che rende vitali e ciò che spegne la nostra energia e costringe al ripiegamento su se stessi. La costellazione di emozioni che si susseguono in noi, alternandosi talvolta in un passaggio rapido simili a comete, altre volte in un firmamento di sensazioni assonanti con ciò che abbiamo sempre saputo di noi e di ciò che ci circonda o magari dissonanti, a raccontarci una storia che ancora non sappiamo… ma vorremmo forse ci venisse svelata. Certo talvolta può sembrare di essere su di un trampolino olimpionico, nella vertigine caleidoscopica di tali vissuti, ma se ci si prende il tempo di respirare, osservare questa alternanza ed accoglierla è possibile creare spazio e radicamento in noi per farla attecchire.

Questa ricchezza di cui disponiamo, un cielo stellato dentro di noi, verso cui possiamo rivolgerci quando proviamo un senso di smarrimento è come una bussola che ci orienta nel nostro mondo interiore e si rivolge all’esterno verso la pienezza della vita.

Ecco per me desiderare è un tendere verso la propria ricchezza interiore, uno stare col naso all’insù, con gli occhi allagati di stupore… è “uscir fuori a riveder le stelle” (Inferno XXXIV, 139) respirando la propria costellazione emotiva, darle fiducia senza giudicarla.

STAY GROUNDED 

Pillole di Bioenergetica 23/06/2017

… talvolta si può avere la sensazione di voler andare… incamminarsi senza sosta… tendere verso qualche luogo di noi che ancora non conosciamo, ma intuiamo essere sempre stato lì… in un letargo silente e scrutatore… capita di fare esperienza di emozioni intense che non hanno nemmeno bisogno di essere processare… e senza fare il check-in scorrazzano nel sistema limbico in lungo e in largo baldanzose e tracotanti della loro estatica bellezza. Al fiutare la melodia di quel flauto magico rimane difficile non opporre una resa incondizionata ed irragionevole, totalitaria e vitale. Ci si perde un pò, finalmente, nella resa al corpo ed al sentire… e con questi pensieri che galleggiavano placidi nella mia mente… quasi senza rendermene conto ho percorso la strada verso casa… 13km per assaggiare il tramonto, sorprendersi col cuore in festa che esistono ancora ragazzini grandicelli che giocano a nascondino sotto casa… vergognarsi un pò, per aver dato per scontato stessero facendo qualcosa di male… ma essere contenta di aver avuto torto marcio.
Una giornata che si avvia alla sua conclusione, ma mi trova piena di energia, radicata nella fiducia del mio sentire… una giornata tutt’altro che lineare, fatta di incontri, assenze presenti, impegno ed assetto difensivo, malinconia, calore umano e fiducia nel sorriso che occhi inattesi hanno saputo cogliere nel mio sguardo e rimandare al mittente per poi schiudersi in una complicità sottile piena di speranza.
La vita è fatta di tante cose… ed io scorro!

STAY GROUNDED ❤ SELF-DISCLOSURE

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