Pillole di Bioenergetica 19/01/2019

Il mio terapeuta dice che…

Intraprendere il proprio percorso psicoterapico può richiedere un tempo in cui, l’embrione del cambiamento possibile in ciascuno di noi, lentamente o per dirla bioenergeticamente un respiro ed un passo alla volta, possa sedimentare prima di iniziare a mettere nuove gemme e fiorire pienamente.

Mi è capitato di notare come da principio nel setting psicoterapico, possa affiorare  da parte del paziente soprattutto la propria consolidata mitologia autobiografica, un affresco tendenzialmente cristallizzato fatto di di parole coreografate, di un intricato dedalo di costrutti, apparentemente assiomatici, attraverso cui presenta se stesso ma che lo imbrigliano; emerge dunque la lente d’ingrandimento attraverso cui osserva la propria vita ed i suo muoversi (e/o lo stallo) in essa. Talvolta tali costrutti possono essere coriacei, monolitici… hanno il senso di una corazza caratteriale e mentale cui forse è difficile rinunciare, poiché inizialmente ha assolto con ogni probabilità, il prezioso compito di difenderlo dall’erosione di correnti traumatogene. Col tempo però, se troppo rigida e stretta questa corazza può divenire sintomo e fonte essa stessa di insoddisfazione, frustrazione, malessere… purtuttavia può capitare di mostrarle ‘gratitudine’ estrema in maniera disfunzionale… finendo addirittura con l’identificarsi con i propri sintomi, in un labirinto dogmatico che lascia poco spazio all’emersione del vero sé del paziente, poiché lo tiene aggrappato a quell’involucro al contempo rassicurante e asfittico, ad un narrarsi ipnotico, sempre identico a sé stesso che lo ingabbia.

Ma nelle asperità della vita e nelle condizioni di stress possono nascondersi risorse: ci racconta infatti Abraham J. Twersky che, come accade con il carapace dell’aragosta una volta diventato limitazione alla crescita del crostaceo piuttosto che protezione, viene tolto di mezzo e sostituito; mentre, nel tempo di transizione necessario allo svilupparsi di una più adeguata corazza, l’aragosta trova riparo dai predatori, proteggendosi all’interno delle pareti rocciose del fondale marino, che potrebbe essere, procedendo per metafore, proprio il ruolo assolto dalla relazione tra terapeuta e paziente in cui trova riparo per quel tempo necessario al suo ulteriore evolversi.

Col trascorrere degli incontri, la possibilità di rendersi permeabili a nuovi percorsi mentali, alla qualità di relazioni difformi dal noto… alle possibilità insite in esse, l’emersione del dubbio che esitano altri equilibri possibili, accessibili… procedendo attraverso le proprie intuizioni incarnare sempre più vitali perché esperite nel qui ed ora delle sensazioni corporee cui dare peso, rilevanza, ascolto, respiro, spazio e significati rinnovati, trovano il loro iniziale sbocciare attraverso l’incorporazione delle parole nuove e la ‘lente bifocale’ della relazione terapeutica e dunque accade spesso di sentire racconti ludici di pazienti che introiettano queste nuove narrazioni di sé… attraverso l’incipit “Il mio terapeuta dice che…” quando affiora in loro il desiderio di compartecipare delle nuove acquisizioni, la cerchia affettiva più prossima… quasi come se ci fosse un’implicita richiesta, un dissodare il terreno per preparare anche gli altri al proprio divenire, una silente richiesta di rassicurazione “Mi accetterete anche se sto cambiando per divenire più simile a me? Sarò accolto anche se cambierò un pò gli equilibri consueti?!“…

Da qui, ancora oltre… affiorano nuovi sentieri, il dar voce e corpo alla propria capacità creativa di plasmare sé stessi secondo quanto è stato legittimato, accolto, riconosciuto, validato… quindi finalmente, la propria voce autentica ed il procedere sulle proprie gambe!

STAY GROUNDED ❤

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Pillole di Bioenergetica 13/01/2019

Le metafore corporee, i cosiddetti modi di dire… sono realmente e di fatto la trasduzione verbale di quanto abita il nostro corpo emotivo.
Facciamo caso alle espressioni che utilizziamo con frequenza… “Questa situazione non la mando giù”, “Quella persona proprio non la digerisco!”, “Quella cosa mi va come il fumo agli occhi…” e magari facciamo caso all’attività emotiva corrispondente nei vari distretti corporei chiamati in causa, respiriamo nelle sensazioni che avvertiamo anche solo flebilmente… portare attenzione consapevole a quanto accade in noi, può essere di utilità per orientare le vele delle nostre scelte, sentirsi… sintonizzarsi sui propri moti interni, avvertirne i cambiamenti, l’oscillare tra tensione e distensione muscolare… la possibilità di creare spaziosità per lasciar andare quanto ci sovraccarica, per fare spazio al bello immaginabile, possibile, fattibile ed accessibile che vorremmo nella nostra vita.
STAY GROUNDED IN YOUR BODY 👣

Immagini tratte da un pregevole lavoro: http://www.trattatodianatomiaemozionale.it/

Pillole di Bioenergetica 06/01/2019

Il cuore è un muscolo involontario… ma nel frastuono generale di quanto spesso accade vorticosamente attorno a noi, la sua pulsazione regolare può divenire metronomo ed asse su cui settare le rotte di un viaggio chiamato vita…

Sebbene non sia prevedibile intuire a chi ci affezioneremo, con chi sapremo costruire vari legami fatti di molte sfumature, livelli e piani di lettura siano essi amori, amicizie e nuove famiglie… è tuttavia possibile dargli fiducia, la sua cadenza ci accompagna sempre, scandisce i rintocchi del tempo che scorre, carezza le nostre emozioni, talvolta bypassa la mente per arrivare prima, laddove l’acre intrico dei ragionamenti misti a timori possono concorrere a creare costellazioni e nebulose fatte per smarrirsi, più che ritrovarsi nel senso di sé e dell’incontro con l’altro… fitta trama, eterno mistero e meraviglia.

STAY GROUNDED 

 

Pillole di Bioenergetica 16/12/2018

Ogni tanto un promemoria ci vuole…

L’autostima è un piccolo giardino segreto nel nostro intimo… è importante la manutenzione, estirpare qualche erbaccia infestante che di tanto in tanto riappare, dissodare, seminare ed innaffiare ogni giorno con costanza… (se non avete un’amica che si chiama Costanza, dovrete occuparvene personalmente! 😅😜)…
Ogni parola che rivolgiamo a noi stess* ha un passato da cui proviene… facciamo attenzione a come ci trattiamo e coltiviamoci con amorevolezza!

STAY GROUNDED 

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Pillole di Bioenergetica 13/12/2018

Un pensiero pieno di emozione e commozione al coraggio ed alle fatiche che, chi decide di intraprendere il viaggio di un percorso psicoterapico, affronta…
La dedizione verso sé stessi, verso quel dubbio che lentamente affiora… che le cose possano essere diverse, che noi possiamo accedere ed essere promotori del nostro cambiamento… graduale, maturo, consapevole ed attento… in alcuni momenti mostra fioriture bellissime.
E’ un viaggio che può portarci oltre la paura, dissodando e bonificando terreni talvolta scivolosi ed accidentati… che può farci sentire integri e finalmente orgogliosi di ciò che si è, felici di ciò che si è stati in grado di rendere possibile oggi! 

Immagine: Dettaglio lavoro di Clelia LeBoeuf Art&Illustration

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Immagine: Clelia Leboeuf

Pillole di Bioenergetica 06/12/2018

Perché può accadere che l’amore o anche semplicemente la speranza nell’amore possa cibarsi di assolutismi, di immaginifiche mete, di strabilianti e talvolta strazianti acrobazie cardiache o magari incauti equilibrismi del lobo frontale per adattarsi panni che non si immaginava di poter indossare… ma con un sapiente taglia e cuci, forse…

In questi sentieri anche ricchi e nutrienti, ci si può smarrire, si può perdere traccia di sé e del proprio sentire… e quindi oltre tutto resta la consapevolezza che sia giusto tentare, andare oltre le paure, darsi occasioni calibrando con cura verso noi stessi, cosa possiamo e cosa ci è impossibile, cosa desideriamo e/o cosa potremmo desiderare e non abbiamo mai nemmeno osato rivelare a noi stessi… senza mai serrare gli occhi al nostro sentire profondo, rimanendo autenticamente radicati al piano viscerale e “rettiliano” che sempre ci racconta di noi…

Le parole dell’immagine sottostante… “Promettiamoci di non farci promesse impossibili” (M.E.P.)… rimaniamo radicati alla bellezza ed all’umanità dell’incontro, ascoltiamoci e sintonizziamoci su noi nell’accostarci alle altrui sensibilità ed alla nostra… ma senza fare promesse impossibili al nostro cuore, il limite esiste, l’usura emotiva ce lo rammenta… e noi abbiamo l’obbligo di prenderci cura di noi… nessun altro può farlo al nostro posto… chi vorrà e potrà… troverà il modo per affiancarci in questo e sarà bellissimo… se lo lasceremo accadere.

STAY GROUNDED IN YOUR HEART 

Vicenza foto di Emanuela Casetto

Immagine: foto di Emanuela Casetto (Vicenza) da Movimento per l’Emancipazione della Poesia

10/10/2018 Pillole di Bioenergetica

Per tutta la vita dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi!

“La paura del vuoto mi fa strizzare le palle, la paura delle botte mi paralizza, la paura di avere paura mi angoscia per tutto il giorno, l’angoscia mi provoca le coliche, l’emozione (anche piacevolissima) mi fa venire la pelle d’oca, la nostalgia (per esempio pensare a papà) mi inumidisce gli occhi, la sorpresa mi fa sobbalzare (anche una porta che sbatte!), il panico può farmi scappare la pipì, Il benché minimo dispiacere mi fa piangere, la rabbia mi soffoca, la vergogna mi rattrappisce. Il mio corpo reagisce a tutto. Ma non so mai in che modo reagirà”. [Daniel Pennac – “Storia di un corpo”]

Ed aggiungo di seguito, sempre con le parole di Pennac “Per tutta la vita dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi” (Grazie Maurizio per entrambi i post! ).

… poiché talvolta la pervicacia disarmante con cui ci ostiniamo a persuaderci che il sopravvalutato “Sig. Raziocinio”, stornato dall’emozione che milita nei nostri sensi, nelle nostre sensazioni, sia più affidabile… a dispetto dei nostri profondi sentimenti, delle intuizioni chiare e sottili su come indirizzarci nel mondo… può lasciarci impantanati in un intrico di decisioni ragionieristiche, rigide e tutt’altro che creative, amputate della loro essenza e vitalità… al servizio della PAURA… di conoscerci meglio, di vedere al di là della paura come potremmo essere… che direzione potremmo dare alla nostra vita, alla nostra crescita personale.

Certamente non è semplice iniziare a sintonizzarsi su di sé, credere in ciò che è, in ciò che abita il nostro corpo. Si preferisce dare spazio alla presunta stabilità del “ben pensare”… che si suppone essere più stabile e solido, di tutto ciò che il corpo ci racconta con storie magari diverse da ciò cui siamo abituati; ma questa rigorosa accetta cognitiva, è davvero a volte un canto delle sirene che ci porta lontano da noi stessi… non riusciamo ad impedirci di diffidare del nostro corpo per seguire un piano di logica-formale… sovraccaricandoci di costrutti ed arzigogoli mentali, che ci fanno volare come un palloncino d’elio, sganciati sempre più dal piano di realtà che il nostro SENTIRE possiede.

E se in questo, almeno sporadicamente, iniziassimo una rivoluzione? Se iniziassimo a darci credito… a risuonare con ciò che sentiamo… con ciò che intuiamo il corpo bisbiglia talvolta flebilmente, a volte con veemenza al nostro sé?

STAY GROUNDED IN YOUR BODY 

Pillole di Bioenergetica 24/09/2018

“Conviene ciò che accade”

(Cit. tratta dal film “Questi giorni” – 2016)

Una frase che mi ha colpito come una saetta, perché ha a che fare con l’importanza di saper cogliere in ciò che la vita pone davanti ai nostri passi un’occasione… l’occasione di sorprenderci, di andare talvolta oltre ciò che di consueto sappiamo di noi stessi, di sbugiardare alcune credenze che per questioni di sopravvivenza o pigrizia oppure ‘economia’ abbiamo assunto come vere dentro di noi, ma che magari non lo sono più o sono sempre appartenute a qualcun altro…

Conviene ciò che accade, ciò che ci porta al di fuori nella nostra zona di confort e ci spinge ad osare, ad andare oltre orientando la vela nella direzione che ci somiglia di più… fino a trovare dimora ed agio in ciò che siamo, nel corpo che abitiamo così com’è… con tutte le caratteristiche che conosciamo e le risorse che ancora non sapevamo di incarnare.

STAY GROUNDED 

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Immagine su: Pinterest

Pillole di Bioenergetica 15/09/18

Finché si desidera si può fare a meno di essere felici, perché si aspetta di esserlo… se la felicità non arriva la speranza si prolunga… e l’incanto dell’illusione dura quanto la passione che lo provoca… così questo stato è sufficiente a se stesso… e l’inquietudine che esso procura è una specie di godimento che supplisce alla realtà… e forse è migliore. Guai a chi non desidera più niente, perde per così dire tutto quanto possiede… si gode meno di ciò che si ottiene, che di ciò che si spera, non si è felici che prima di essere felici.”

“La Nouvelle Heloise” J.J. Rousseau – citato nel film L’avenir 

Parole che fanno riflettere sulla distanza tra la felicità concreta ed una sognata ed ideale… verso cui tendere e protendersi, ma mai completamente poiché edulcorata dall’impossibilità di essere vissuta realmente, disancorata all’esperienza incarnata… quasi come se l’intoccabile eterea perfezione dell’illusione, di quanto idealizzato e dunque per definizione distante… preservasse e proteggesse dall’immancabile delusione dell’imperfezione, caducità e fallacia dell’essere umano, delle sue emozioni… rendendo inaccessibile ciò che forse talvolta può essere tanto bello da essere temuto… il realizzarsi concreto del proprio desiderare, che chiama a gran voce l’assunzione di responsabilità di una ricerca del benessere sempre più aderente al nostro sé viscerale… arrivando ad orientare la vela nella direzione dell’integrazione anche delle proprie parti dissonanti ed imperfette, parziali ed irrisolte, lasciando emergere la pienezza del proprio sé autentico ed integrato, persino nei desideri, muti che talvolta taciamo anche a noi stessi… 

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Immagine: Sabina Tabakovic – Princess Julia

STAY GROUNDED  Integrazione Bioenergetica – Psicoterapeuta Monica Monteriù

Pillole di Bioenergetica 17/01/2018

“… fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”… [Inferno – Canto XXVI]

Abbiamo mai portato attenzione a ciò che accade nel nostro corpo quando si apprende qualcosa di sé o anche semplicemente quando si impara qualcosa che, forse intuivamo appena, ma non avevamo ben messo a fuoco? Questo unire punti che lentamente vanno a disporsi, collocarsi prendendo forma precisa, nitida e l’appagamento che deriva dalla scoperta del ‘senso’ sotteso…
E’ una condizione che può portare eccitazione nel corpo, il distendersi di un sorriso negli occhi che si fanno più vivi e brillanti, la gioia nel petto che accelera entusiasta il suo ritmo, il desiderio di renderla propria attraverso un personale rimaneggiamento, di cibarsi, nutrirsi del sapere… desiderio di attraversarlo con l’esperienza e poi condividerlo.

E’ un processo che assomiglia molto all’insight dei pazienti in psicoterapia a mediazione corporea… quando quell’indomita matassa di sensazioni imprecisate, sintomi confusivi e confondenti d’un tratto trovano il loro incastro, la loro gestalt si rende manifesta e tutto il ‘caos’ che prima appariva essere dettato dal ‘caso’ dunque fuggevole, inafferrabile, ingovernabile… diviene mansueto, comprensibile e dotato di SENSO, fatto appunto di logica e sensazioni connesse inscindibilmente tra loro e che solo per un pò, avevano intrapreso strade separate (… per proteggerci da consapevolezze che avrebbero potuto nuocerci in età precoce). L’insight può promuovere un senso di pacificazione, rendere possibile esercitare padronanza sugli eventi che attraversano la propria storia di vita… è un primo passo nella direzione della consapevolezza, che può traghettarci verso una densità dell’esserci partecipata, agita e non subìta o reagita come un oscuro destino che si impone al proprio percetto…
Ci si rimette a timoNe di sé stessi, magari stavolta con meno timoRe. ^_^

STAY GROUNDED