Pillole di Bioenergetica 30/11/2015

Quando risposte del corpo automatiche, inattese e non filtrate dal ragionamento, si affacciano in seduta come crocevia di un sensorio troppo a lungo silente e silenziato, che da tempo scalpitava in un angolo della coscienza in attesa di dire la sua… è un momento che rappresenta un po’, il tasto ‘Esc’  dalla ciclotimia dei “pensieri parassiti” ed un gancio prezioso per il terapeuta ed il paziente, per uscire dal labirinto perverso di quel ruminare mortifero della ‘logica del buon senso’ che spesso può schiacciare ogni nostro possibile slancio spontaneo e vitale…

Se poi, a corollario di questi timidi germogli di ‘nuovo’, affiora anche il motto di spirito…… direi proprio che questo “mestiere” sa di meraviglioso.

STAY GROUNDED ♥ JUST BREATH

 

Pillole di Bioenergetica 27/12/2015

Anatomia del bivio…
luci e soprattutto ombre di un cambiamento in boccio…

Ciò che accade mentre si costruisce dentro di noi un cambiamento profondo è molto interessante.
Può capitare di svegliarsi con il cuore in gola, con la sensazione collosa di nebbia che si ostina a non diradarsi… a non farci scorgere persino per quale ragione sentiamo disagio nel corpo… alla bocca dello stomaco o con una voglia di scrollarsi di dosso qualcosa di invisibile ma estremamente pesante e scappare via.
Apparentemente stiamo bene, non sembrerebbero sussistere particolari fonti di turbamento… magari è addirittura un buon periodo della nostra vita, ma la verità del nostro sentire dissente, strattonandoci la manica di indumenti fatti di ‘quiete apparente dalla trama fitta’ per cercare di indurci a guardare altrove. Presumibilmente proprio dove non vogliamo volgere lo sguardo.
E’ possibile accorgersi di come tale inquietudine monti e lieviti sempre più nonappena subentra in noi l’esigenza di metterla a tacere con qualsiasi mezzo ed il nostro pensiero inizia a scandagliare possibili alternative, al dover percepire questa pressione interna crescente (ansiolitici, uscite talvolta compulsive con amici e svago in ogni sua forma)… in ricognizione di una zattera di salvataggio che possa ancora cullarci nel nostro ‘silente ignorarci’. Ovviamente non c’è assolutamente nulla di male nel ricorrere a dei ‘distrattori’ occasionali… essi assolvono al compito di alleviare alcuni stati interni molto spiacevoli, sebbene rendano spesso inconcludente il nostro muoverci nel mondo e spesso il vuoto percepito che ci lasciano queste alternative è molto più spiacevole. Ma può esserci un’alternativa a tutto ciò.

In queste circostanze può essere molto utile dialogare con il nostro corpo, le sue sensazioni confuse e confusive, intavolare un dialogo per comprendere che cosa effettivamente stia tentando di dirci, intavolare una sorta di chiacchierata amichevole con un amico di vecchia data, che magari abbiamo spesso chiuso per dispetto in uno sgabuzzino della nostra mente… con la tentazione di gettare la chiave il più lontano possibile da noi stessi.
Ed assieme a questo nostro amico iniziare ad avanzare ipotesi… vanno benone soprattutto quelle gettate lì apparentemente a casaccio… proviamo a respirarci dentro e sentire cosa cambia nel nostro respiro, nei muscoli, nelle viscere, fino ad arrivare ai pensieri… facciamo domande anche alle nostre ipotesi più improbabili e vediamo cosa accade…………….. diamoci un tempo per lasciare che accada qualcosa.

Non di rado capita poi che le cose che diciamo in silenzio soltanto a noi stessi, quelle talvolta scartate a priori ci parlino del senso di oppressione che portiamo sulle spalle, nel petto e ci raccontino molto di quello stridulo senso d’ineluttabilità della direzione da prendere, come se esistesse un destino già tracciato.
Sappiamo che abbiamo percorso un lungo cammino e che dentro di noi stanno iniziando a germogliare nuovi stati del sè, magari più vitali, creativi ed amorevoli, che in precedenza abbiamo dovuto soffocare per tantissimi motivi, ma oggi sappiamo che stiamo cambiando e che le possibilità di cui credevamo di poter disporre sono molto più ampie, sono strade meno sconnesse, che forse ci consentiranno anche di percorrere alcuni sentieri persino a piedi nudi.

Arriviamo dunque al bivio. Sentiamo distintamente quella parte di noi che si ostina a sussurrare alle nostre orecchie di tenere aperto dello spiraglio della porta che affaccia al consueto approssimativo caracollare degli eventi, senza che il seme di ciò che stiamo divenendo possa avere la possibilità di attecchire… com se cercasse di ipnotizzarci di parole al fine di persuaderci a gettare la spugna, perchè tanto ‘siamo degli illusi’ e ciò che ci aspetta lo sappiamo già… è una cantilena che toglie le forze, stanca e dopo lascia solamente il posto ad un amaro senso di sconfitta . Come se all’ennesima occasione di agire diversamente, avessimo girato i tacchi e ripercorso la ‘strada vecchia’, per afferrare con famelica cupidigia qualche briciola… rivelatasi poi di fatto, un pasto indigesto.

E’ invece possibile, dare fiducia a ciò che vorremmo essere, darci un tempo interno di qualità per visualizzarci nel cambiamento… visualizzare le situazioni in cui sentiamo di non avere alternative, in cui siamo convinti che non ci sia margine d’azione e lasciare che emerga qualcosa di diverso dall’automatismo, lasciare che avvenga qualcosa di più simile a ciò che sentiamo, piuttosto che a ciò che quel canto di sirena ci ordina.
Essere deliberati nel perseguire l’unico obiettivo che realmente conti… divenire il più simili possibile a noi stessi.

STAY GROUNDED  ♥ LET IT HAPPEN

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Pillole di Bioenergetica 13/11/2015

Della ‘programmazione cardiaca’ ed altre illusioni…

Talvolta può capitare di muovere delle vere e proprie ingiunzioni al nostro muscolo cardiaco, di provare ad addomesticarlo cercando di portarlo sempre un po’ più lontano da questo suo, spesso ‘disordinato sentire’… che destabilizza e ci fa arrancare alla ricerca di senso e logica.

Eccoci quindi alle prese con emozioni che magari ci appaiono come un tornado che ci scombussola e proviamo a ‘metterci in sicurezza’ facendo passi indietro, negando il nostro sentire in primis a noi stessi, perché giustamente può spaventarci mettere in discussione ciò abbiamo sempre saputo e conosciuto di noi stessi.

Ma alle volte, nella nostra vita arrivano anche delle nuove occasioni, persone, opportunità per cambiare rotta e lasciare il ‘porto quiete’ ed iniziare un nuovo viaggio alla scoperta di ciò che potremmo essere, di ciò che magari finora abbiamo avuto timore di diventare, abbracciando la nostra vitalità pienamente, ridendo fino alle lacrime, coccolando il nostro tentennare, ascoltandolo e quando necessario, rassicurarlo del fatto che oggi ‘siamo adulti, abbiamo strumenti’ e possiamo spingerci in mare aperto e finalmente far parte di quell’orizzonte che ci era sempre sembrato una chimera.

Ci sarà sempre una ‘buona ragione’ per stare seduti dove siamo sempre stati o dove ci hanno insegnato a stare… avremo sempre un ventaglio di pretesti per non andare nemmeno a sentire la temperatura dell’acqua… un condominio di voci che ci consigliano “Non è il momento giusto per azzardare”, “Non ti puoi innamorare in questo momento”, “Adesso ti devi occupare del lavoro senza distrazioni”… e coltivare questa illusione ha un costo… ci allontana da noi stessi, ci sradica dalle nostre sensazioni rendendoci degli automi. Ma se prendiamo per mano il nostro coraggio e la nostra forza vitale, potremmo sorprenderci dell’arricchimento che la modulazione delle emozioni piuttosto che la loro ‘programmazione’, possa apportare nuova linfa nel nostro corpo e nella nostra vita. Radichiamoci quindi nel nostro sentire, non cestiniamolo in automatico e proviamo ad ascoltare cosa ci racconta… magari ci vuol dire che da qualche parte c’è vertigine e spavento, ma anche tanto entusiasmo e voglia di provare a vivere e stare con quello che c’è!

STAY GROUNDED ♥

Toni Demuro

Toni Demuro

Immagine su: Pinterest

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Pillole di Bioenergetica 08/11/2015

Dalla piccola ghianda, nasce la grande quercia…
Questo post, che nasce con l’intento di poter condividere l’importanza del lavoro teorico-pratico svolto da Ben Shapiro (Workshop 08/11/2015 – Roma)… si imbatte nella difficoltà stessa di sintesi, nel momento in cui mi trovo a cercare di estrapolare la sua esperienza, dall’esperienza stessa. Quindi con tali limiti, cercherò di seminare solo piccoli spunti di riflessione…
Il lavoro proposto si proponeva di mettere a fuoco la propria ‘Forza Vitale’ e cercare di sentire nel corpo, dove questa vada a finire, quali percorsi o derive prenda… come noi stessi siamo in grado di scipparcela e come potremmo piuttosto utilizzarla al meglio e metterla al nostro servizio. Non entrerò qui nello specifico del suo pregevole e profondissimo studio sui ‘Diavoli’, tenendo bene a mente che con tale termine, Shapiro fa riferimento non al ‘Diavolo’ di etimologia cattolica, bensì al ‘Dibuk‘ ebraico un alleato nonché un provocatore del mistico, in grado di sostenerlo nel tirar fuori tutta la sua energia interiore, che altrimenti rischierebbe di implodere. Ben sostiene infatti che per evitare che tale energia diventi negatività e ci avveleni l’esistenza privandoci della nostra forza vitale, sia necessario e fondamentale che questi ‘Diavoli vengano onorarti ed energizzati… e ciò è possibile soprattutto allenandoci con costanza e determinazione a ‘caricare e contenere’ la nostra forza ed energia, poiché “definendo i nostri confini rafforziamo il nostro adulto”, evitando dunque che queste risorse energetiche magari si perdano per strada o magari esplodano deflagrando senza alcun controllo da parte nostra… dico io, un pò come se una carrozza partisse all’impazzata trainata da cavalli che hanno disarcionato il cocchiere, per intenderci.
Per rendere le sue teorizzazioni più efficaci, tangibili e… ludiche, ci porta l’esempio di Stanlio e Ollio, che rispettivamente rappresentano ed incarnano i nostri aspetti remissivi (debole-impotente) e dominanti (controllante-dominante)… ed entrambi sganciati dal dato di realtà, contitiscono infatti due facce della stessa medaglia, ossia del nostro falso-sé… strumento di sopravvivenza elitario per l’incolumità del nostro bambino ferito. Tra queste due polarità estreme, in cui chi più, chi meno si è trovato ad oscillare e sguazzare… campeggia ‘l’Adulto’ meta di un percorso sempre vivo dentro di noi ed a cui tendere realisticamente, con umiltà e giocosità.
Grazie Ben ♥

Pillole di Bioenergetica 06/11/2015

La conferma di sé al tempo dei “Like”… la scatola fragile

Posto che un blog credo sia forse l’ultimo luogo in cui ‘demonizzare’ i rischi della rete (… cosa che non ho intenzione di fare!) e dei più diffusi social networks… mi limiterò ad alcune riflessioni che hanno solamente l’intento di rivolgere maggiore attenzione verso noi stessi ed al nostro benessere, piuttosto che sull’utilizzo che scegliamo di fare, di quelle che in realtà sarebbero tecnologie al nostro servizio, volte a migliorare la nostra qualità di vita e non dunque finire col dominare la nostra esistenza ed il nostro stato emotivo.

Sempre più di frequente ho avuto l’occasione di imbattermi in questo ‘nuovo’ fenomeno perlopiù inconsapevole, che si sostanzia tendenzialmente nell’implicito cercare approvazione altrui, attraverso un ‘like’, una ‘condivisione’ un ‘tag’ e conseguentemente provare uno stato di benessere nell’attimo in cui il proprio pensiero sia stato ben accolto e ci rimandi quindi la conferma che ‘andiamo bene’. Inizialmente mi ha ricordato il condizionamento di pavloviana & skinneriana memoria, ma in seguito mi sono soffermata sul peso che nelle vite di taluni ciò possa avere, su quanto l’umore possa essere strattonato e portato a spasso se non si è ben centrati e radicati nel proprio sentire… chiaramente la misura del fenomeno è quanto più allarmante, quanto più pervasivo del proprio quotidiano, quanto più si possa riscontrare un vero e proprio assorbimento, senza per questo sconfinare il diagnosi cliniche o d’altro tipo. La fantasia che ha evocato in me e quindi per definizione parziale, è stata quella di un ‘grande e potente genitore’ che con un suo regale cenno di consenso o dissenso, possa plasmare il ‘bravo bambino’ che dentro di noi silente continua invece a richiedere attenzioni “Guarda papà, guarda mamma… guarda!”, mentre quello sguardo negato o elargito seguita ad alterarne almeno in piccola parte il suo umore, traendolo a sé legittimandone o delegittimandone  il suo pensiero, manipolando il suo essere, il suo sentire, rendendolo dipendente.

Ho potuto osservare lo strisciante insinuarsi del timore di dissentire, di differenziarsi, di essere dissimile che talvolta, per alcuni, può costare troppo in termini energetici e di senso di integrazione, poiché presumibilmente il ‘non essere visto’, il ‘non essere costantemente nella mente dell’altro’ può significare ‘non essere’ affatto, frammentarsi, scomparire… non esistere al di fuori dello sguardo che tutto gratifica e tutto ignora, tutto può e nulla può… ed è qui che la scarsa tolleranza alla frustrazione può far breccia esitando in comportamenti mal adattivi, invasivi se non addirittura auto o eterolesivi.

Ma ancor ciò che ha colpito la mia attenzione, è stato quanto il proiettare all’esterno di sé, un’immagine grandiosa ed accattivante, possa essere solo apparentemente una rassicurazione per molti: l’immagine sorridente, la frase ad effetto, il tag strategico e compulsivo per dimostrare quanto siamo ‘ok’, allineati, affini… a fronte talvolta, di stati d’animo completamente scollati da questo fulgido apparire e mostrarsi all’altro. Dietro la facciata troviamo spesso solitudini siderali cui è stato posto un bel coperchio come tappo screziato di sfumature narcisistiche sottocutanee, che divengono in fin dei conti, un pregiato tappeto persiano, messo sopra una voragine di mancanze, carenze, ideali irraggiungibili e maschere di cera… spesso involontari, inconsapevoli ed automatici, in cui chi più, chi meno è inciampato nel corso dello sviluppo, ma di cui ritengo sia importante in primis il riconoscimento e successivamente il prendersene cura.

Nell’ottica in cui credo sia importante mettersi in discussione… e partendo dal piccolo quindi (non dunque dalle manifestazioni macroscopiche) fermiamoci un attimo ad osservare ad esempio quanto spesso controlliamo il cellulare per controllare le notifiche che ci arrivano. Mi chiedo se nell’attesa che l’altro ci riconosca, non stiamo in realtà perdendo l’occasione di dare un peso ed un corpo a ciò che noi stessi siamo… possiamo provare a respirare, imparare ad attendere e fare i conti con il vuoto, con l’ansia e colmarli del tanto che abbiamo a disposizione e che possiamo coltivare nel qui ed ora…

STAY GROUNDED ♥

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Pillole di Bioenergetica 05/11/2015

Pretendere delle risposte, prima di aver dato priorità almeno ad una nostra decisione, una scelta interiore… è un proiettarsi nel futuro, senza mani e senza gambe… senza fare e senza andare!

Proviamo a fare silenzio attorno a noi…
Respiriamo nel vuoto che tentiamo spesso di colmare di ‘tanto’… un molto, spesso fatto di un vuoto ancora più profondo, perché mascherato e mendace…
Ascoltiamoci…
Facciamo spazio al nostro sentire, al nostro entrare in CON-tatto… e facciamolo con delicatezza, con tatto appunto… (… se possibile non con il piede di porco! 🙂 ) e con rispetto… grande rispetto verso noi stessi e le nostre parti ‘nude’, proviamo a liberare il nostro cuore a questa gabbia strisciante.

STAY GROUNDED ♥

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Immagine: Edel Rodriguez

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