Pillole di Bioenergetica 06/11/2015

La conferma di sé al tempo dei “Like”… la scatola fragile

Posto che un blog credo sia forse l’ultimo luogo in cui ‘demonizzare’ i rischi della rete (… cosa che non ho intenzione di fare!) e dei più diffusi social networks… mi limiterò ad alcune riflessioni che hanno solamente l’intento di rivolgere maggiore attenzione verso noi stessi ed al nostro benessere, piuttosto che sull’utilizzo che scegliamo di fare, di quelle che in realtà sarebbero tecnologie al nostro servizio, volte a migliorare la nostra qualità di vita e non dunque finire col dominare la nostra esistenza ed il nostro stato emotivo.

Sempre più di frequente ho avuto l’occasione di imbattermi in questo ‘nuovo’ fenomeno perlopiù inconsapevole, che si sostanzia tendenzialmente nell’implicito cercare approvazione altrui, attraverso un ‘like’, una ‘condivisione’ un ‘tag’ e conseguentemente provare uno stato di benessere nell’attimo in cui il proprio pensiero sia stato ben accolto e ci rimandi quindi la conferma che ‘andiamo bene’. Inizialmente mi ha ricordato il condizionamento di pavloviana & skinneriana memoria, ma in seguito mi sono soffermata sul peso che nelle vite di taluni ciò possa avere, su quanto l’umore possa essere strattonato e portato a spasso se non si è ben centrati e radicati nel proprio sentire… chiaramente la misura del fenomeno è quanto più allarmante, quanto più pervasivo del proprio quotidiano, quanto più si possa riscontrare un vero e proprio assorbimento, senza per questo sconfinare il diagnosi cliniche o d’altro tipo. La fantasia che ha evocato in me e quindi per definizione parziale, è stata quella di un ‘grande e potente genitore’ che con un suo regale cenno di consenso o dissenso, possa plasmare il ‘bravo bambino’ che dentro di noi silente continua invece a richiedere attenzioni “Guarda papà, guarda mamma… guarda!”, mentre quello sguardo negato o elargito seguita ad alterarne almeno in piccola parte il suo umore, traendolo a sé legittimandone o delegittimandone  il suo pensiero, manipolando il suo essere, il suo sentire, rendendolo dipendente.

Ho potuto osservare lo strisciante insinuarsi del timore di dissentire, di differenziarsi, di essere dissimile che talvolta, per alcuni, può costare troppo in termini energetici e di senso di integrazione, poiché presumibilmente il ‘non essere visto’, il ‘non essere costantemente nella mente dell’altro’ può significare ‘non essere’ affatto, frammentarsi, scomparire… non esistere al di fuori dello sguardo che tutto gratifica e tutto ignora, tutto può e nulla può… ed è qui che la scarsa tolleranza alla frustrazione può far breccia esitando in comportamenti mal adattivi, invasivi se non addirittura auto o eterolesivi.

Ma ancor ciò che ha colpito la mia attenzione, è stato quanto il proiettare all’esterno di sé, un’immagine grandiosa ed accattivante, possa essere solo apparentemente una rassicurazione per molti: l’immagine sorridente, la frase ad effetto, il tag strategico e compulsivo per dimostrare quanto siamo ‘ok’, allineati, affini… a fronte talvolta, di stati d’animo completamente scollati da questo fulgido apparire e mostrarsi all’altro. Dietro la facciata troviamo spesso solitudini siderali cui è stato posto un bel coperchio come tappo screziato di sfumature narcisistiche sottocutanee, che divengono in fin dei conti, un pregiato tappeto persiano, messo sopra una voragine di mancanze, carenze, ideali irraggiungibili e maschere di cera… spesso involontari, inconsapevoli ed automatici, in cui chi più, chi meno è inciampato nel corso dello sviluppo, ma di cui ritengo sia importante in primis il riconoscimento e successivamente il prendersene cura.

Nell’ottica in cui credo sia importante mettersi in discussione… e partendo dal piccolo quindi (non dunque dalle manifestazioni macroscopiche) fermiamoci un attimo ad osservare ad esempio quanto spesso controlliamo il cellulare per controllare le notifiche che ci arrivano. Mi chiedo se nell’attesa che l’altro ci riconosca, non stiamo in realtà perdendo l’occasione di dare un peso ed un corpo a ciò che noi stessi siamo… possiamo provare a respirare, imparare ad attendere e fare i conti con il vuoto, con l’ansia e colmarli del tanto che abbiamo a disposizione e che possiamo coltivare nel qui ed ora…

STAY GROUNDED ♥

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