Pillole di Bioenergetica 27/12/2015

Anatomia del bivio…
luci e soprattutto ombre di un cambiamento in boccio…

Ciò che accade mentre si costruisce dentro di noi un cambiamento profondo è molto interessante.
Può capitare di svegliarsi con il cuore in gola, con la sensazione collosa di nebbia che si ostina a non diradarsi… a non farci scorgere persino per quale ragione sentiamo disagio nel corpo… alla bocca dello stomaco o con una voglia di scrollarsi di dosso qualcosa di invisibile ma estremamente pesante e scappare via.
Apparentemente stiamo bene, non sembrerebbero sussistere particolari fonti di turbamento… magari è addirittura un buon periodo della nostra vita, ma la verità del nostro sentire dissente, strattonandoci la manica di indumenti fatti di ‘quiete apparente dalla trama fitta’ per cercare di indurci a guardare altrove. Presumibilmente proprio dove non vogliamo volgere lo sguardo.

E’ possibile accorgersi di come tale inquietudine monti e lieviti sempre più non appena subentra in noi l’esigenza di metterla a tacere con qualsiasi mezzo ed il nostro pensiero inizia a scandagliare possibili alternative, al dover percepire questa pressione interna crescente (ansiolitici, uscite talvolta compulsive con amici e svago in ogni sua forma)… in ricognizione di una zattera di salvataggio che possa ancora cullarci nel nostro ‘silente ignorarci’. Ovviamente non c’è assolutamente nulla di male nel ricorrere a dei ‘distrattori’ occasionali… essi assolvono al compito di alleviare alcuni stati interni molto spiacevoli, sebbene tali scorciatoie possano lasciare spazio invece ad un senso di vuoto vacuo ben più spiacevole del disagio che si tentava di anestetizzare e finiscano poi col rendere  inconcludente il nostro muoverci nel mondo. Ma può esserci un’alternativa a tutto ciò.

In queste circostanze può essere molto utile dialogare con il nostro corpo, le sue sensazioni confuse e confondenti, intavolare un dialogo per comprendere che cosa effettivamente stia tentando di dirci, intavolando una sorta di chiacchierata con un amico di vecchia data, che magari abbiamo spesso chiuso per dispetto in uno sgabuzzino della nostra mente… con la tentazione di gettare la chiave il più lontano possibile da noi stessi. 🙂 Ed assieme a questo nostro corpo iniziare ad avanzare ipotesi sul perché ci sentiamo male… vanno benone soprattutto quelle gettate lì apparentemente a casaccio… proviamo a respirarci dentro e sentire cosa cambia nel nostro respiro, nei muscoli, nelle viscere, fino ad arrivare ai pensieri… facciamo domande anche alle nostre ipotesi più improbabili e vediamo cosa accade…………….. diamoci un tempo per lasciare che accada qualcosa.

Non di rado capita poi che le cose che diciamo in silenzio soltanto a noi stessi, quelle talvolta scartate a priori ci parlino di questo senso di oppressione che portiamo sulle spalle, nel petto… della nostra vergogna nello sguardo e ci raccontino molto di quello stridulo senso d’ineluttabilità della direzione da prendere, come se esistesse un destino già tracciato cui è impossibile anche solo immaginare di sottrarsi.

A questo punto, sappiamo anche che abbiamo percorso un lungo cammino e che dentro di noi stanno iniziando a germogliare nuovi stati del sè, magari più vitali, creativi ed amorevoli, che in precedenza abbiamo dovuto soffocare per tantissimi motivi, ma oggi sappiamo che stiamo cambiando e che le possibilità di cui credevamo di poter disporre sono molto più ampie, sono strade meno sconnesse, che forse ci consentiranno anche di percorrere alcuni sentieri persino a piedi nudi.

Arriviamo dunque al bivio. Sentiamo distintamente quella parte antica aggrapparsi a noi ed ostinarsi a sussurrare alle nostre orecchie di tenere aperto dello spiraglio della porta che affaccia al consueto approssimativo caracollare degli eventi, senza che il seme di ciò che stiamo divenendo possa avere la possibilità di attecchire… come se cercasse di ipnotizzarci ubriacandoci di parole apparentemente logiche, di raziocinio al fine di persuaderci a gettare la spugna, perché tanto ‘siamo degli illusi’ e ciò che ci aspetta lo sappiamo già… è una cantilena che toglie le forze, stanca e dopo, lascia il posto solamente ad un amaro senso di sconfitta. Come se all’ennesima occasione di agire diversamente, avessimo girato i tacchi e ripercorso la ‘strada vecchia’, per afferrare con famelica cupidigia qualche briciola… che si rivelerà poi di fatto, un pasto indigesto.

E’ invece possibile dare fiducia a ciò che vorremmo essere, darci un tempo interno di qualità per visualizzarci nel cambiamento… visualizzare le situazioni in cui sentiamo di non avere alternative, domandarci di chi era quel destino preconfezionato cui ci ostiniamo ad aderire e che non ci lascia margine d’azione e far sì che emerga qualcosa di diverso dall’automatismo, lasciare che avvenga qualcosa di più simile a ciò che SENTIAMO QUI ED ORA, piuttosto che obbedire ancora una volta a quel canto delle sirene che ci ingiunge di rimanere immobili.
Essere deliberati nel perseguire l’unico obiettivo che realmente conti… divenire il più simili possibile a noi stessi.

STAY GROUNDED  ♥ LET IT HAPPEN

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista

 

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Pillole di Bioenergetica 08/12/2015

“La differenziazione implica l’abilità di restare ciò che voi siete mentre state vicini alle persone importanti per voi. ‘Divento me stesso, allontanandomi da te’ non è differenziazione perché la persona è incapace di scegliere di avvicinarsi. C’è una differenza tra scegliere la distanza e reagire ad essa. (…) Quando abbiamo una scarsa differenziazione, la nostra identità è costruita su ciò che viene chiamato ‘senso del Sé riflesso’. Abbiamo bisogno di un contatto continuo, di conferma e di consenso (o disaccordo) da parte degli altri. Questo ci lascia incapaci di mantenere un chiaro senso di chi siamo in circostanze mutevoli o incerte. Sviluppiamo un’identità contingente basata su un ‘Sé-in-relazione’ (…) Il Sè differenziato, è solido, ma permeabile (…) La differenziazione non comprende una mancanza di sentimenti o di emozioni, [tale] autodeterminazione non implica egoismo”. 〈D. Schnarch〉

Talvolta le nostre pregresse esperienze affettive e di relazione, possono aver lasciato in noi e nel nostro corpo profonde paure… di essere invasi o magari per contro di essere abbandonati… e dunque spingerci a ‘controreagire’ a questi stati emotivi combattendo sostanzialmente una guerra fredda contro noi stessi…
Una chiave possibile per non sentirsi come un aquilone scosso dal vento dell’altro nel nostro quotidiano, potrebbe essere quella di prendersi del tempo e respiro, per porsi in ascolto dei nostri stati interni, quegli scricchiolii dell’anima corporea che ogni tanto lanciano dei segnali che potremmo allenarci a cogliere. Un ascolto che abbia come presupposto una disposizione ad accogliere i messaggi sottesi che ci giungono dalle nostre viscere. Accoglierli senza giudicarli, comprenderne la storia che vogliono raccontarci… ma non per imbozzolarsi sempre più in una visione vittimistica del nostro passato, facendoci sprofondare nell’impotenza di un tempo oramai trascorso ed immodificabile… quanto piuttosto per fornirne una lettura nel qui ed ora del nostro vissuto presente… rischiarata dal bagliore degli strumenti che oggi abbiamo.
Stare, radicarsi nel proprio corpo, sentirne i confini… che passano per la pelle, prenderne sempre più consapevolezza, consentendoci di non conFONDERCI, di non impastarci nell’altro perdendo ogni cognizione di Sé stessi, ponendo dunque le premesse per iniziare ad andare incontro all’altro senza temere di esserene allagati o di fagocitarlo.
STAY GROUNDED ♥
Immagine: Chiara Bautista

Immagine: Chiara Bautista