Pillole di Bioenergetica 02/01/2016

Sulla fioritura del cactus ed altri equilibrismi botanici nel setting psicoterapico…

Le cactacee hanno sempre risvegliato in me una forte attrazione ed ammirazione. Caratterizzate dalla capacità di adattarsi agli ambienti più aridi ed ostili, grazie all’accumulo d’acqua che riescono conservare al proprio interno, hanno dunque dovuto sviluppare delle strategie di sopravvivenza che rendessero possibile il loro adattamento anche in contesti ‘sfavorevoli’ per resistere nei mesi più rigidi ed a lunghi periodi di siccità. Nella loro evoluzione, hanno inoltre sviluppato spine al posto delle foglie per garantire sia una minore dispersione idrica, ma anche per proteggersi da tutti quei predatori che nelle aree desertiche, avrebbero potuto dissetarsi attingendo alla loro riserva interna di ‘energia vitale’. Tali capacità adattive, sono in un certo senso la metafora che ci accomuna a queste ‘piante succulente’. Tutte le nostre resistenze, la nostra ‘corazza caratteriale’ in primis, hanno reso possibile nel tempo non solo la resistenza agli agenti ostili che inevitabilmente, chi più chi meno, ha incontrato sul suo cammino, ma anche la nostra sopravvivenza e per tale ragione vanno comprese nella loro ‘etimologia’, onorate e rispettate. Inoltre le cactacee, in apparenza così respingenti, massicce e forti, in realtà hanno un’epidermide molto delicata che non va esposta direttamente ai raggi solari… così come in terapia, specialmente con alcuni pazienti è di fondamentale importanza procedere per gradi, a piccoli passi perché persino un ‘calore’ ed una accoglienza eccessive da parte del terapeuta, possono rischiare di essere vissute come minacciose, persecutorie finendo col promuovere un ritiro, piuttosto che favorire lo schiudersi ed il modularsi delle asperità del paziente, un pò come accade anche per quella che viene definita ‘Mimosa pudica’ (… che però va detto, non appartiene alla famiglia delle cactacee), la cui peculiarità consiste nel richiudersi del fogliame nel caso in cui venga anche solo leggermente sfiorato. Ed ancora… sempre sul filo degli equilibrismi botanici, l’acqua stagnante risulta essere un pericolo per queste piante e similmente all’empasse in psicoterapia può finire infatti col minacciare il cambiamento in atto e la crescita se non preso nella dovuta considerazione e coccolato! Inoltre a differenza di ciò che comunemente si crede sulle cactacee, ossia che non abbiano bisogno di grandi attenzioni se non ‘quando capita’… in realtà esse richiedono piccole attenzioni ma continuative e costanti nel tempo, proprio come accade nella relazione terapeutica, nella lenta ma costante costruzione di una base sicura, all’interno della quale sia possibile per il paziente muoversi e sperimentare nuove forme di adattamento magari più ‘contemporanee’ alla realtà che il paziente effettivamente sta vivendo nel qui ed ora, sganciandosi dal ciò che è sempre stato, per dare respiro a ciò che potrebbe essere… in alcuni casi, il percorso può essere più o meno lungo, come accade ad esempio all’Agave, che impiega diverso tempo di silenziosa, pervicace ed infaticabile crescita chiamando a racconta tutte le proprie risorse ed energie per raggiungere il suo massimo splendore, altre tipologie di cactus fioriscono solo di notte a riparo da sguardi indiscreti, ma in definitiva abbiamo tutti a portata di mano la nostra fioritura più bella, l’importante è crederla possibile e radicarsi nelle sensazioni del proprio corpo ed in questa certezza… in effetti, le radici dei cactus sono molto spesse e lunghe rispetto al fusto proprio per consentire di recuperare maggiori quantità d’acqua e quindi lunga vita! 🙂 … non resta altro da fare che cercare in noi stessi, il nutrimento necessario per sbocciare.

STAY GROUNDED ♥

http://www.nationalgeographic.it/multimedia/2015/04/17/news/timelapse_fiori_di_cactus-2571876/

cactus

Immagine su: Pinterest

Immagine: Clare Elasser

Immagine: Rachel Ignotofsky

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