Pillole di Bioenergetica 29/04/2016

L’Analisi Bioenergetica… una ricerca di “SENSO” a tutti gli effetti!

Giorni fa ragionavo assieme ad un’amica su cosa fosse in realtà l’Analisi Bioenergetica e fondamentalmente in cosa consistesse… mi sono trovata quindi ad immedesimarmi nel punto di vista di chi, non l’avesse scelta come percorso formativo ed osservatorio sulla vita e volesse semplicemente farsi un’idea di quale materia fosse fatta questa disciplina o meglio, questa lente d’ingrandimento attraverso cui approcciare l’esperienza.

Ciò che contraddistingue l’Analisi Bioenergetica in estrema sintesi, è il suo concepire l’individuo come l’unità integrata della mente e del corpo, una dimensione che include  e contempla l’altra completandola, poiché mentre i processi corporei influenzano e determinano pensieri ed immagini, i processi mentali influenzano il funzionamento corporeo… per sintetizzare attraverso le parole di Alexander Lowen, padre della Bioenergetica e fondatore nel 1978 della S.I.A.B. (Società Italiana Analisi Bioenergetica), “Il corpo è l’espressione fisica della personalità, così come la mente ne è il riflesso conscio”.

Il disagio psichico o anche semplicemente l’incapacità di trarre piacere dalla vita, fa la sua comparsa quindi, nel momento in cui si produce uno scollamento tra la propria realtà corporea e quella mentale, divenendo l’individuo, sempre più lontano e distante dal suo vero sé corporeo ed incarnato.

Dunque, ciò che l’Analisi Bioenergetica, in quanto psicoterapia a mediazione corporea, si ripropone come obiettivo, è proprio quello di consentire al paziente di tornare consapevole di tale profondo legame. Nell’Analisi Bioenergetica, il paziente non solo racconta il suo disagio, ma lo sperimenta attraverso dei movimenti del corpo non solamente dedicati allo scioglimento del ristagno dell’energia repressa, spesso bloccata ed intrappolata in vere e proprie contratture corporee, ma seguendo il loro percorso somatico come un ‘filo rosso’ che si snoda fondamentalmente su tre livelli: il contatto con sé, l’espressione e la padronanza di sé, andando a ristabilire un equilibrio emotivo, rintracciando contemporaneamente sia il SENSO “dei sensi”, dei vissuti e delle sensazioni sperimentati dal paziente,  ma anche ricostruendo e tessendo assieme a esso, nuovi nessi associativi e quindi,  ancora, il SENSO e la logica impliciti ed impressi nei suoi muscoli, nella pelle, nei gesti, nella voce e nell’energia, per poi renderlo sempre più consapevole e recettivo al cambiamento, più radicato nel proprio corpo ed in contatto con le emozioni ad esse connesso.

Prevenzione, Benessere e cura di sé a tutte le età!

La Bioenergetica oltre a prevedere percorsi di terapia psico-corporea sia individuale che di gruppo, si focalizza inoltre su attività di prevenzione e promozione del benessere. Le Classi di Esercizi Bioenergetici (CEB) ad esempio, non rientrando nell’area delle attività psicoterapeutiche quanto piuttosto nell’area della prevenzione e della psicologia della salute, si propongono di aiutare a mantenere il benessere ed accrescerlo, in un modo rispettoso di sé, attraverso una graduale riscoperta del proprio respiro, del movimento e della possibilità di accedervi pienamente e con sempre maggiore grazia e spontaneità a tutte le età. Essendo una attività di prevenzione, possono partecipare alle classi tutti coloro che, desiderino approfondire la conoscenza ed il rapporto con il proprio corpo, aumentandone il senso di vitalità, di ben-essere e la qualità della vita, accompagnando chi vi partecipi nel percepire e riconoscere le tensioni corporee, imparando poi a rilasciarle con gradualità.

Le Classi dunque, consistono in incontri di gruppo guidati da un conduttore certificato che, attraverso specifiche sequenze di esercizi psicocorporee, facilita la possibilità di risvegliare la propria energia vitale ed il proprio radicamento nella realtà; attraverso esercizi sia statici che dinamici volti a coinvolgere respiro, voce, postura e movimenti espressivi alternati a momenti di raccoglimento in cui ci si riconnette con la propria realtà corporea ed emotiva, si propongono quindi di offrire la possibilità di:

  • Scaricare lo stress, sciogliere ed allentare le tensioni corporee per sentirsi più tonici, energici e vitali;
  • Acquisire maggiore consapevolezza di sé, promuovendo l’ascolto delle proprie emozioni e sensazioni nonché la loro libera espressione;
  • Promuovere un miglioramento dell’equilibrio psicofisico.

Tutte queste risorse allo scopo di perseguire l’obiettivo in origine più caro a Lowen: sciogliere quanto più possibile la separazione mente-corpo, lasciando che entrambi gli aspetti di questa unità, una volta integrati armoniosamente tra loro, diventino fattori trasformativi ed il veicolo per una vita piena e soddisfacente.

STAY GROUNDED ♥

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Pillole di Bioenergetica 24/04/2016

Non voglio che la mia solitudine venga riempita dai vuoti degli altri!

Riflettevo, quanta parte delle nostre giornate venga spesa, o meglio, dissipata nel tentativo di fuggire da noi stessi… dal contatto intimo con le nostre sensazioni, siano esse piacevoli o spiacevoli. In diverse circostanze mi accorgo di come sia sottile il confine dell’essere sempre presenti e consapevoli e parallelamente quanto sia facile scivolare nell’anestesia di un’indolente lasciar correre, di un pressapochismo emotivo che alla lunga rischia di ingabbiare i nostri sensi e farci procedere come zombie nella vita, senza realmente assaporarne il gusto vivido ed il senso.

Provando a mettersi un pò in discussione, senza per questo demonizzare il nostro essere umani e gli ausili di cui la nostra società dispone, proviamo per qualche istante a fare caso a come ci muoviamo nella nostra quotidianità: quante volte ad esempio, mettiamo la mano sul cellulare per controllare se sia arrivato o meno un nuovo messaggio, un nuovo cenno d’approvazione, una nuova notizia… ed osservando questo automatismo, proviamo a notare quale sia la qualità emotiva che accompagna questo gesto? Svolge ad esempio una funzione ansiolitica, ci rende più sicuri… che senso ha per noi? Ed ancora, quante volte mentre siamo coinvolti in una conversazione con un amico, siamo presi da altro… guardiamo la televisione, magari cuciniamo, lavoriamo al pc, leggiamo un articolo? Quanto spesso accade di ritrovarsi in compagnia, semplicemente per evitare la spiacevolezza dello stare da soli… quanto frequentemente riempiamo le nostre “giornate libere” di così tante attività a cui dedicarsi con concitazione, nell’ansia di non arrivare in tempo all’impegno successivo, che tanto alacremente ci siamo adoperati a mettere in scaletta, finendo così con l’inanellare spesso, esperienze vacue, parziali e mai pienamente appaganti?

Un’altro aspetto di questa modalità di non essere più molto in intimità con noi stessi a mio avviso è rintracciabile anche nella compulsione a condividere incessantemente ogni aspetto della propria vita mettendola in rete, quasi stessimo in qualche modo assistendo  ad una vera e propria “estroflessione dell’inconscio”. Sto mangiando un gelato? Lo fotografo e lo condivido. Sono in vacanza con la famiglia? Divulgo. Sono alla festa di compleanno di mio figlio? Faccio un filmino… e filtro l’esperienza su pellicola virtuale, finendo però col mettere anche un filtro tra me e l’esperienza reale che accade ad un palmo dal proprio naso. Ci troviamo a contatto con emozioni vivide, ma al contempo le rifuggiamo, ce ne distanziamo… come se ce ne dovessimo difendere o, a qualche livello forse anche più allarmante, ritenessimo ‘vere e degne di nota’ solo le esperienze condivise in rete, mentre mai accadute quelle ‘semplicemente vissute‘… ma mi domando, siamo ancora in grado di tenere un ricordo prezioso semplicemente stretto al nostro cuore, senza che se ne sia stato fatto un reportage?

Infine, per concludere questa carrellata di esemplificazioni, un altro sintomo molto interessante del discostarsi dalla propria vita mentre essa accade, è la modalità compulsiva di fotografare. Una volta svincolati dal limite e dal ‘confine’ del rullino fotografico, siamo in grado di accatastare una tale quantità di immagini pressoché prive di una corrispettivo affettivo ed emotivo. Le assimiliamo, le ‘consumiamo’ con avidità e contemporaneamente le dimentichiamo… ma mi domando quanto ci nutrano. E pur correndo il rischio di essere tacciata per nostalgica, mi chiedo se siamo consapevoli del fatto che, le poche foto disponibili un tempo in famiglia, erano un racconto emozionale che ne sanciva momenti importanti… oggi tutto assurge ad un’importanza spesso aleatoria ed effimera, perdendo consistenza affettiva nell’arco di poco tempo… e per giunta, quando accade di perdere tutto questo materiale fotografico, spesso l’impatto emotivo è altrettanto fuggevole… forse perché non si è in grado di immagazzinare una quantità tale di informazioni, la nostra memoria è assai più limitata di quella di un pc e quindi, fare reale contatto con ogni singola immagine diverrebbe un onere gravoso anziché un piacere… quindi scivola tutto via dai sensi. Sembra paradossale la coincidenza del fatto che oggi si metta ogni aspetto della nostra vita in condivisione nell’etere… quando un tempo l’etere (composto chimico) veniva piuttosto utilizzato come anestetico.  🙂

Mi domando se non sia forse il caso di fare un passo indietro e quanto sia veramente necessario verificare minuto per minuto la messaggistica e piuttosto, quanto sia possibile semplicemente STARE con sé, raccogliere i propri pensieri, ritrovare un’intimità con noi stessi mentre andiamo a lavoro, siamo nel traffico, andiamo a fare la spesa. Talvolta penso che la generazione del “multitasking” sia una generazione sovraccarica, iper-stimolata e raramente, in pieno contatto con ciò che è presente nell’esperienza, sempre in fuga verso altro. Certo la “modernità liquida” di Bauman, in cui siamo immersi ed in cui tentiamo di mantenerci a galla per non affogare, non ci aiuta molto in tal senso. Fornisce sempre nuove sollecitazioni, ci vuole sempre attivi, sempre “connessi” e fluidi ma tale processo di ‘fluidificazione’ ci fa perdere con maggior facilità i nostri confini e ci rende pressoché incapaci di CONTENERE i nostri stati emotivi ed i nostri vissuti andando poi a deprivarci della possibilità di fare realmente contatto con il nostro sé corporeo ed emotivo. Ci illudiamo che ‘ottimizzando’ i tempi della nostra giornata alla fine ne trarremo vantaggio. Mi chiedo quanto sia reale questo assunto… o quanto piuttosto sia possibile che alimentare la nostra tendenza ad un’onnipotenza oramai ipetrofica, sia l’anestetico ultimamente più in voga.

Per questo motivo credo sia di vitale importanza fare ritorno a sé, nella nostra dimora più intima e reale… il NOSTRO CORPO con le sue emozioni ed i segnali che ci invia. E’ importante fare silenzio attorno a noi, per potersi aprire al mondo con autenticità, non solo per colmare vuoti, non solo per evitare un confronto con noi stessi, ma per sentire la pienezza dell’essere profondamente connessi con sé e con gli altri. Possiamo fare scelte consapevoli in tal senso, senza privarci poi di molto… forse arricchendo la nostra vita di poco, ma intenso. Allora forse, assaporare una fragola, sentirne il gusto, annusarne il suo profumo senza altre distrazioni… sarà qualcosa che i nostri sensi accoglieranno e ricorderanno con gioia!

Certo è comprensibile che stare con sé, in contatto ‘solitario’ con le proprie emozioni possa far timore… ma può essere assai più spaventoso sentire di essere in mezzo agli altri, senza sapere realmente chi io sia, con il rischio magari di essere riempita dai vuoti altrui o che siano gli altri a dirmi chi io sia… per questo, quando sento la paura della solitudine affacciarsi e bussare alla mia dimora… penso sia bene tornare ai miei piedi ben radicati a terra ed al mio respiro… per poi farla accomodare su una poltrona comoda, offrirle un thé e sentire cosa ha da raccontarmi di me.

Canzone semplice dell’esser se stessi

L’edera mi dice: non sarai       
mai edera. E il vento:   
non sarai vento. E il mare:       
non sarai mare.

I cenci, i fiumi, l’alba della sposa         
mi dicono: non sarai cencio ne’ fiume, 
non sarai alba della sposa.       

L’ancora, il quattro di quadri, il divano-letto    
mi dicono: non sarai noi           
non lo sei mai stato.     

E così il sogno, l’arco, la penisola,       
la ragnatela, la macchina espresso.      

Dice lo specchio:         
come vuoi essere specchiose non sai dare altro che la tua immagine?  

Dicono le cose: cerca d’esser te stesso           
senza di noi.    
Risparmiaci il tuo amore.         
Io fuggo da ogni cosa delicatamente.   
Provo a esser solo. Trovo       
la morte e la paura. 

Vittorio Bodini

Pillole di Bioenergetica 19/04/2016

La consapevolezza senza cambiamento è solo un esercizio mentale

Facevo caso ad una cosa che spesso ho avuto sotto il naso… ma solo di recente evidentemente ero pronta ad accogliere e quindi presumo a modificare anzitutto in me stessa… 🙂

Mi capita spesso di ascoltare persone che si raccontano e descrivono la loro storia di vita come un inanellamento di eventi sgradevoli che sono stati d’ostacolo all’ideale di vita cui avrebbero aspirato “se solo non”… la sensazione che mi arriva è quella di qualcuno che avrebbe preferito avere un telecomando per premere il tasto ‘pausa’ e ciò è comprensibile nella misura in cui si prova a tendere verso il principio del piacere… nessuno vorrebbe accadessero eventi dolorosi, è evidente.
Ma… ciò che oggi mi balza all’evidenza è quanto, il nostro ostinarci a prendere le distanze da quegli eventi, come qualcosa di diverso da noi e da ciò che avremmo desiderato per noi… non faccia altro che lasciarci impantanati nel fango di una lotta tanto sfiancante quanto inutile poiché spesso sono eventi che si collocano nel passato, quindi sono già stati e restano immodificabili per definizione, secondariamente ci saranno sempre eventi che sfuggono al nostro controllo, imprevedibili, che accadono e basta ed infine cosa basilare credo… anch’essi sono parte integrante della nostra vita, non qualcosa di estraneo ad essa. Ciò che possiamo cambiare è il nostro modo di porci rispetto ad essi… 

L’opporre resistenza ed il permanere nella condizione di sfida e mancata accettazione di ciò che si palesa alla nostra esperienza, nutre la negatività insita in esso, aumentando la potenza e l’impatto della deflagrazione su di noi e sulla nostra esistenza… ci domina e non farà altro che mantenerci in uno stato di frustrazione ed impotenza. Mentre, mettersi piuttosto nella condizione di fluire tra le difficoltà che sono parte integrante della vita di chiunque, porta allo scioglimento di questi conflitti interiori ed alla propria crescita. Pensiamo ad esempio ad un bambino quando inciampa… difficilmente si farà male, essendo molto meno teso e contratto di un adulto… che, a parità di condizioni spesso, proprio per tentare di limitare i danni di una caduta, si irrigidisce al punto di farsi male davvero!

Perseverare nel “fare la differenziata” tra quelle parti della nostra esperienza che ci piacciono e quelle che troviamo sgradevoli, ci porta ad uno scollamento, a scinderci su due binari che mai si intersecano in una percezione integrata dell’esperienza in cui si è immersi e quindi… lontano dal proprio vero sé.

Infine, ciò rende pressoché impossibile il poter apprendere dagli eventi stessi che apparecchiano la nostra vita d’imprevisti che illusoriamente crediamo di  poter controllare; proviamo piuttosto a lasciarci sorprendere nello scoprire che non si tratta sempre ed esclusivamente di materiale di scarto… talvolta simili eventi inspiegabilmente ed inaspettatamente possono persino essere appetibili… divenendo magari occasioni impareggiabili per affinare le proprie capacità di problem-solving, riscoprire le abilità sopite o magari nuove risorse ancora inesplorate.

Proviamo ad uscire dalla trappola dell’ostinata resistenza agli eventi di quella vita che, con o senza il nostro beneplacito, accade e seguiterà ad accadere… e se per il momento non riusciamo a fluire pienamente, almeno diamoci l’opportunità di pedinarla un passo alla volta!!!!!!

STAY GROUNDED ♥

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Immagine: mia!

Pillole di Bioenergetica 18/04/2016

Qualcosa dentro di me, dice ciò che la mia mente ancora non sa” ∼ Bennett Shapiro 

Workshop ‘Accedere alla Forza Vitale’

Attraverso queste parole Shapiro condensa il senso del lavoro artigianale dello psicoterapeuta, focalizzandosi su quell’ingente quota d’istinto incarnato nell’esperienza corporea e nella capacità di sintonia propriocettiva dello stesso terapeuta nell’incontro con il paziente. In questo incontro dunque, ciò che guida il terapeuta è una ricerca del piacere e dell’interesse… facendosi guidare più da ciò che d’implicito solletica la propria curiosità, quella ‘curiosità’ viva nelle proprie sensazioni corporee, da quel ‘qualcosa dentro di sé’ che accende l’interesse e che guida la propria attenzione come un cane da tartufi… poiché inoltre, più il terapeuta si sentirà ‘stimolato’, più il paziente stesso si sentirà stimolato dalla seduta stessa ed invogliato a perseverare nel suo percorso di crescita personale.

Qui l’immensa risorsa cui attingere, laddove le percezioni impresse nel nostro sentire, divengono la cassetta degli attrezzi cui rivolgersi come professionisti sempre, ed a maggior ragione quando si ha l’impressione di aver smarrito ‘il senso’… basandosi dunque molto più su come il non verbale del paziente impatta sul terapeuta stesso, piuttosto che sulle parole ed i contenuti esplicitamente comunicati, poiché ci ricorda sempre Ben “In qualsiasi modo tu ti senta, parti dal punto di vista che ti stai sentendo come il paziente vuole farti sentire“… prima regola aurea del contro-transfert per poi concludere, sogghignando… “Quando il tuo naso inizia a sentire puzza di zolfo… allora vuol dire che hai iniziato a sentire i ‘diavoli’ del paziente” 🙂

STAY GROUNDED ♥ Thank you Ben.

Pillole di Bioenergetica 12/04/2016

“Se spostiamo i macigni, anche il fiume cambierà il suo corso”

E questo è vero soprattutto se prendiamo ad esempio le contratture corporee che nel nostro corpo, come nel letto di un fiume bloccano o ostacolano il fluire della nostra energia vitale, la percezione piena e cosciente delle emozioni sottostanti… bussola che orienta il nostro muoverci nel mondo. Cosa ci resta se non ci ascoltiamo? Se non sentiamo i messaggi che le sensazioni corporee ci inviano? Probabilmente solo un pensiero slegato dal nostro profondo sé, esponendoci al rischio di essere in balia dell’altrui comportamento, umore, mutamento.
Se iniziassimo a praticare con costanza, una maggiore fedeltà verso i nostri organi interni, la nostra pelle, i nostri muscoli in toto… sarà sempre meno probabile essere trasportati dal vento delle emozioni altrui, perchè anche nel ciclone, il nostro cento, la nostra calma, il nostro radicamento sarà in noi.
STAY GROUNDED ♥

Pillole di Bioenergetica 11/04/2016


Il corpo è una bussola che ci orienta… se solo gliene dessimo la possibilità! 

 “Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.” ∼ Galileo Galilei
A partire da queste parole, mi sono ritrovata a riflettere su quanta parte dell’esperienza si affacci al nostro percetto quotidiano, senza che questa venga da noi stessi messa nel giusto risalto, considerata, processata ed utilizzata come nutrimento anziché di uno materiale di scarto.
E dunque, mollando gli ormeggi dai concetti espressi da Galileo, in me è nato un sentimento ed una riflessione:
Non basta osservarsi, occorre ascoltarsi con i sensi orientati ad andare OLTRE ciò che l’abitudine esperienziale ha già filtrato per noi o l’illusione ha già apparecchiato sul tavolo della razionalità, del cosiddetto ‘buon senso’ e dell’aspettativa… occorrono sensi allertati a CREDERE in quello che SENTONO!‘… e questo che apparentemente può sembrare un fatto banale, è piuttosto un impegno quotidiano, un allenamento che andrebbe coltivato il più possibile a partire da ogni piccolo gesto che popola il nostro mondo… è una presa di responsabilità forse verso il nostro benessere e il seme che consentirà alla speranza di cambiamento di mettere nuove gemme… fino ad arrivare a mettere radici ben salde nella possibilità, talvolta taciuta a noi stessi, di poter fluire e divenire sempre più simili a ciò che siamo nel qui ed ora, emancipandoci dai condizionamenti che ci hanno forgiato… affinché si prenda sempre più consapevolezza che il passato non è una zavorra deterministica che tutto delibera, ma solo un bagaglio di esperienze che ci sono state utili finora, ma che forse oggi possiamo permetterci di lasciare sullo sfondo,basando le nostre scelte su un ‘libero arbitrio’ fondato  e radicato nel nostro profondo sentire.
STAY GROUNDED ♥ TRUST YOUR FEELINGS FIRST