Pillole di Bioenergetica 23/06/2017

… talvolta si può avere la sensazione di voler andare… incamminarsi senza sosta… tendere verso qualche luogo di noi che ancora non conosciamo, ma intuiamo essere sempre stato lì… in un letargo silente e scrutatore… capita di fare esperienza di emozioni intense che non hanno nemmeno bisogno di essere processare… e senza fare il check-in scorrazzano nel sistema limbico in lungo e in largo baldanzose e tracotanti della loro estatica bellezza. Al fiutare la melodia di quel flauto magico rimane difficile non opporre una resa incondizionata ed irragionevole, totalitaria e vitale. Ci si perde un pò, finalmente, nella resa al corpo ed al sentire… e con questi pensieri che galleggiavano placidi nella mia mente… quasi senza rendermene conto ho percorso la strada verso casa… 13km per assaggiare il tramonto, sorprendersi col cuore in festa che esistono ancora ragazzini grandicelli che giocano a nascondino sotto casa… vergognarsi un pò, per aver dato per scontato stessero facendo qualcosa di male… ma essere contenta di aver avuto torto marcio.
Una giornata che si avvia alla sua conclusione, ma mi trova piena di energia, radicata nella fiducia del mio sentire… una giornata tutt’altro che lineare, fatta di incontri, assenze presenti, impegno ed assetto difensivo, malinconia, calore umano e fiducia nel sorriso che occhi inattesi hanno saputo cogliere nel mio sguardo e rimandare al mittente per poi schiudersi in una complicità sottile piena di speranza.
La vita è fatta di tante cose… ed io scorro!

STAY GROUNDED ❤ SELF-DISCLOSURE

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Pillole di Bioenergetica 19/06/17

Strabismi emotivi… riflessioni su Botero

Ho avuto occasione di far visita alla mostra capitolina su Botero attualmente ospitata nel complesso del Vittoriano e nello scorrere del mio sguardo di tela in tela… laddove sentivo in me il fermentare della vitalità pulsante dei colori vibranti, delle tinte avide di sensualità, dalle forme colme di ironia e passione… non ho potuto impedirmi di cogliere lo stridere dissacratorio dell’ambivalenza ed il paradosso, celati pressoché in tutte le opere (… fatta eccezione forse per le rivisitazioni delle opere di altri artisti!) che ho avuto la fortuna di ammirare.

Fernando Botero pare abbia asserito “Non ho paura dell’inferno, ma dell’immobilismo” e credo che in questa frase si annidi una possibile chiave di lettura di ciò che con fragore ha sorpreso i miei sensi. Sono rimasta piuttosto colpita dal mio tardivo cogliere la peculiarità dei volti raffigurati dall’artista… inespressivi, svuotati di qualsivoglia intenzionalità comunicativa… me ne parlava l’assenza di mimica, la passività glaciale delle labbra denudate da ogni possibile sfumatura emozionale, ma più di ogni altra cosa gli sguardi… immobili, distanti, oltre l’orizzonte della tela, scavalcano l’osservatore e sembrano raccontare gli abissi e la desolazione di un’infinita lotta tra la pulsione e il raziocinio, tra un immobilismo asfittico, esorcizzato poiché rappreso nelle macchie di colore della tela, e il trionfo di una vitalità sgargiante e chiassosa, dalle tinte prive di sfumature ed ombreggiature, quasi a sottolineare il loro essere esenti dalla possibilità di scendere a compromessi, il loro brutale rifuggire ogni addomesticamento.

Le figure sembrano essere impantanate in un respiro trattenuto, poco prima di farsi ritrarre e catturare in un’istantanea… i movimenti aggrappati in pose solenni, al contempo dileggiate e sconsacrate da sguardi assenti, strabismi anarchici ed irriverenti… in sintesi, attraverso le sue tele, sembra di venire in contatto con un conflitto e la sua risoluzione… la paura di vivere, di sentire la pienezza della propria forza vitale e l’inevitabilità della vita che accade così come può… in una danza di contraddizioni talvolta inspiegabili e scomode da abitare, che sfoggiano nella staticità mummificata dei volti e dei corpi ingombranti… l’imperiosa prepotenza della pulsione al guinzaglio, implicita in essi. Botero attraverso la sua pittura nega ed afferma le due polarità della vita, cavalca il reale attraverso l’onirico, amplifica il suo sentire paradossalmente attraverso la minuzia dei piccoli dettagli… ma soprattutto esplora il dissonante che abita ciascuno di noi, tentando un’integrazione degli opposti, nonché della caducità delle emozioni incarnate… che da sempre hanno eletto domicilio presso l’animo umano… per quanto ci si sforzi di dimenticarlo o di persuaderci del contrario. Un occhio alla fissità rassicurante di ciò che si conosce e talvolta rischia di ingabbiarci in una precostituita ragnatela di aspettative ed uno alla possibilità del cambiamento, del divenire, della crescita al di là degli orizzonti preconfezionati… elogio del rischio nell’intrinseca gincana tra la perfezione dell’imperfezione degli esseri umani… di questo, inaspettatamente, mi sussurravano oggi, questi strabismi emotivi. 🙂

STAY GROUNDED ♥