Pillole di Bioenergetica 18/08/2017

Cecità selettiva, punto cieco  e l’importanza dell’altro da sé

Riflettevo oggi su quanto sia difficile mantenere la rotta della propria obiettività, quando l’oggetto delle proprie osservazioni riguarda la nostra persona. Mi poi sono trovata a considerare come per certi versi tale assetto coincida con ciò che anatomicamente concerne i nostri occhi, in quanto la retina di ciascuno di noi per sua conformazione, è caratterizzata dalla presenza di un “punto cieco” (macula cieca) in cui i recettori visivi di fatto sono assenti poiché in quel punto viene letteralmente interrotta dal confluire del nervo ottico. Ovviamente esistono meccanismi compensatori che ci impediscono di percepire dei buchi neri all’interno del nostro campo visivo e ciò è reso possibile attraverso l’intervento sia dell’occhio controlaterale che fornisce informazioni aggiuntive, sia grazie all’intervento del Sistema Nervoso Centrale che per sua natura è chiamato a dare senso alle informazioni in entrata per orientarci nel mondo e quindi con una buona approssimazione cercando di colmare questo gap; l’integrazione di entrambi i meccanismi ci pone a riparo dall’errata percezione del mondo e rende possibile un miglior adattamento ad esso, nonché in linea di massima, la nostra sopravvivenza.

E dunque cosa accade quando siamo tutti compresi ad arrovellarci sui dilemmi insoluti della nostra vita privata e personale? Molto spesso accade che si perda di ‘obiettività’, ossia che si perda la lucidità di messa a fuoco rispetto a quanto ci tocca così da vicino da renderlo appunto sfocato ed insondabile. Eppure siamo così sagaci ed intuitivi quando sotto al microscopio arrivano ad esempio, problematiche altrui… ma poi per quanto ci riguarda annaspiamo.

Mi sono sorpresa ancora una volta a riflettere su quanto lo sguardo altrui, possa essere proprio quello ‘sguardo controlaterale‘ che dalla giusta distanza riesca ad offrirci un punto di vista nuovo, da cui ripartire per osservare da prospettive ed angolature diverse i vissuti in cui talvolta siamo così assorbiti, da rischiare l’annegamento nell’autocommiserazione e nel perpetrarsi del cortocircuitare consueto da cui solo apparentemente sembra non essere visibile una via di fuga, perché di fatto, ricade nel nostro personalissimo ‘punto cieco’. Ciò accade infatti perché le esperienze che attraversiamo nel corso della crescita, modulano le lenti attraverso cui guardiamo agli eventi che ci accadono… vengono selezionati dei pattern che tendono ad essere schematizzati come ‘chiavi di lettura’ sufficientemente buone per leggere la vita che sperimentiamo… salvo poi a lungo andare diventare lenti troppo spesse, rigide od opache per dare ampia visione a tutte le sfumature presenti al nostro campo esperienziale, configurandosi in un certo senso come una sorta di ‘cecità selettiva’ che preclude a volte la possibilità di cambiare copione, stile relazionale, modus vivendi.

E’ dunque a questo punto che “l’altro da sé” diviene cruciale, sia esso lo sguardo di un’amica che ci vuol dare una scossa 😉 … il/la terapeuta da cui abbiamo intrapreso un percorso o chiunque possa porgere la sua visuale come se fossimo affacciati assieme su un belvedere a goderci il panorama… per dare respiro e visibilità a nuove strade percorribili oltre che all’insediarsi di mappature tutte da scoprire. L’altro rende possibile, colmare quel vuoto di informazione, risvegliare quella zona d’ombra silente e riempirla di un senso cui noi, da soli, non potevamo accedere così facilmente.

Talvolta, a dirla tutta, le nostre persone di riferimento… quelle a cui consentiamo di avvicinarsi tanto da permettergli di smussare le rigidità, falsamente rassicuranti, dei nostri pensieri parassiti… somigliano quasi più a delle protesi o possono temporaneamente svolgere funzione di ‘organi trapiantati’ 😀 se proprio in noi le resistenze o il limbo in cui siamo immersi ci rende difficile apprezzare ed afferrare in maniera stabile e continuativa alcuni sentimenti ostici o a noi perlopiù sconosciuti… assolvono il compito di farci da promemoria… ci mettono in contatto con le emozioni scomode (Ex: la rabbia che non percepiamo, l’amore cui potremmo aspirare, l’autostima che dimentichiamo di spolverare…) per poi una volta forniti gli strumenti, lasciarci il tempo per renderli nostri, metabolizzarli… senza che vi sia un ‘rigetto d’organo’ metaforico!

Ma in sintesi, scegliere di essere felici richiede impegno, determinazione e lavoro di squadra… lasciamoci la libertà di mettere in campo tutte le risorse di cui disponiamo e che siamo stati capaci di coltivare!

STAY GROUNDED ❤ CON TANTA GRATITUDINE.

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...